Milano – Siamo nel 1967, e per il mercato motociclistico è l’anno dell’apparizione della prima maxi moto italiana: la Moto Guzzi V7. Figlia della creatività di Giulio Cesare Carcano, la V7 segnò il debutto del bicilindrico trasversale a V di 90° dotato di una cilindrata di ben 703cc, valore record per l’epoca. Accolta con grande successo di critica e pubblico, la V7 ha promosso l’immagine della Moto Guzzi nel mondo. Oggi, a quaranta anni di distanza, e complice la fase di rilancio del marchio, si è deciso di riproporre la V7 Classic.
Evidentemente riconducibile allo stile della V7 del ’67, è dotata di tutta l’odierna tecnologia disponibile, per rispondere alle esigenze di un motociclismo moderno volto alla ricerca della versatilità, dell’economia d’esercizio, dell’affidabilità e del basso impatto ambientale, strizzando un occhio ad un passato emozionale come quello post ’68.
Dal peso leggero e dalle dimensioni compatte (lunga 2.185 mm, larga 800 mm e alta 1.115 mm), la V7 Classic offre un’immediata sensazione di controllo, grazie ad una naturale posizione di guida frutto dell’indovinata interpretazione del suo stile inconfondibile: ci si accomoda scendendo e non salendo in sella, nel più classico stile anni ‘70. La corretta posizione delle pedane, leggermente avanzate, e il cospicuo dimensionamento del manubrio, completano il profilo di una moto confortevole quanto piacevole. A questo contribuisce anche la sospensione posteriore, con il doppio ammortizzatore che consente un’escursione ruota di 118 mm e la possibilità di regolazione del precarico molla, per adattarne l’assetto alle diverse condizioni di guida. In marcia gratifica la presenza di un cockpit che ricorda nei quadranti le strumentazioni Veglia-Borletti degli anni ’70; ma a ricordare <<dove sei>>, direbbe il Dottor Brown di Ritorno al futuro, vi è un duplice display con le funzioni d’orologio, temperatura esterna e contachilometri totale e parziale.
Le componenti di qualità della ciclistica offrono un’ottima tenuta di strada e di stabilità che rendono la guida facile e piacevole. L’elemento chiave della moto è il telaio a doppia culla, con elementi inferiori imbullonati e staccabili. Particolare attenzione è stata dedicata alla geometria dello sterzo, dove il cannotto ha un’inclinazione di 27°50’, un angolo d’incidenza che assicura stabilità e precisione nei cambi di direzione, grazie anche al supporto della forcella Marzocchi, che adotta steli da 40 mm. La sospensione anteriore ha un’escursione di 130 mm ed è combinata con l’azione dei due ammortizzatori posteriori, regolabili nel precarico molla, che si estendono per 118 mm. Il comparto frenante consta di un disco anteriore flottante da 320 mm e uno posteriore da 260 mm. Particolare è anche la sezione delle ruote, con l’anteriore da 18 pollici e il posteriore da 17 per una gommatura a spalla alta, che conferisce al veicolo un’eccellente maneggevolezza e grande sensibilità di guida.
Quanto al motore, la V7 Classic è dotata di un bicilindrico trasversale a V di 90° da 744 cc, con un alesaggio di 80 mm per una corsa di 74, con pistoni dotati di riporto antiusura in grafite e cilindri in lega d’alluminio. Lo small block di Mandello, è alimentato dal sistema d’iniezione elettronica Weber Marelli, con corpi farfallati da 36 mm di diametro, assistito da sonda Lambda che permette al propulsore di rientrare ampiamente nei parametri previsti dall’omologazione Euro 3. Il cambio, dotato di 5 rapporti, è preciso e immediato nella ricerca della folle. In termini di prestazioni, a soli 3600

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Dario Cortimiglia
Giornalista professionista dal 2005, ottiene la laurea magistrale in Televisione, Cinema e Produzione Multimediale allo IULM e nel 2009 vince un concorso SKY per cortometraggi. Conclusione? Scrive di auto, ma è ancora convinto diventerà un grande regista. Founder & admin di @igers_messina e @exploringsicily.it.