A due anni di distanza dal prototipo presentato nel 2003 al Salone di Milano e forte del successo riscosso dalla mastodontica MT-01, arriva finalmente sulle nostre strade anche la sorella minore MT-03. In comune le due Yamaha non hanno solo la sigla che le contraddistingue (acronimo di Mega Torque), ma anche l’attenzione verso le tendenze del mercato che vogliono una certa tipologia di moto soggetta ai mutevoli canoni della moda. A metà strada tra una naked sportiva ed una supermotard, la piccola fun-bike di Iwata si rivela ricca di elementi stilistici originali ed inconsueti. La prima cosa che colpisce è il posizionamento del monoammortizzatore posteriore, disposto in bella vista sul fianco destro e collegato al forcellone in alluminio per mezzo di una staffa realizzata in una sola fusione. Il colore della molla cambia in base alla livrea della moto: rossa in abbinamento al bianco e gialla per gli altri due colori disponibili, nero ed azzurro metallizzato. Di qualunque tinta si scelga il serbatoio, unica parte verniciata della moto, il risultato è comunque improntato al più puro minimalismo; c’è solo quello che serve e nulla di superfluo, ma l’impressione che se ne ricava è che ogni più piccolo dettaglio sia stato progettato per fornire il proprio contributo stilistico all’insieme.
Costruita in Italia negli stabilimenti di Gerno di Lesmo, la MT-03 sfrutta molte componenti comuni ad altre moto della gamma Yamaha. Tutto l’avantreno, ad esempio, è preso di peso dalla FZ6, mentre per il propulsore la scelta è caduta sul monocilindrico Minarelli che equipaggia la XT660X; una unità raffreddata a liquido, semplice e robusta, capace di erogare 45 CV a 6.000 giri/minuto a fronte di un valore di coppia massima di 5,7 kgm a 5.250 giri/minuto. Valori in linea con la concorrenza, ma che, in virtù delle doti di leggerezza che contraddistinguono la MT-03, si traducono in prestazioni brillanti grazie alla capacità del propulsore di prendere giri con estrema rapidità e senza incertezze anche dai regimi più bassi. Minimalismo, infatti, vuol dire soprattutto assenza di fronzoli e la MT-03 fa fermare l’ago della bilancia appena sotto quota 175 kg; un ottimo risultato, che può essere ulteriormente migliorato pescando dal nutrito catalogo di accessori ufficiali la splendida coppia di silenziatori Akrapovic che, oltre a garantire una consistente riduzione di peso e regalare al mono di 660 cc un sound entusiasmante, hanno l’ulteriore pregio di rimanere perfettamente in regola con i limiti dell’omologazione Euro2.
Agile, scattante e compatta, la MT-03 si districa senza problemi nel traffico cittadino più congestionato, ma dà il meglio di sé sui tortuosi percorsi di montagna. Grazie al buon lavoro svolto dalle sospensioni, i fondi stradali più tormentati non la impensieriscono e persino gli sterratati, se non troppo impegnativi, sono tranquillamente alla sua portata. In virtù del peso ridotto e del vantaggioso posizionamento del baricentro, non ci sono situazioni che possano mettere in difficoltà chi si trova in sella a questa Yamaha. Potentissima e ben modulabile la frenata, al punto che i piloti più smaliziati non potranno fare a meno di lasciarsi tentare dalla spiccata attitudine agli stoppies: specialità nella quale la MT-03 sembra eccellere. Fedele al suo DNA di fun-bike questa sfiziosa monocilindrica dimostra di soffrire una sola condizione: la marcia autostradale. Complici l’inesistente protezione aerodinamica, le vibrazioni del propulsore agli alti regimi e la posizione di guida imposta dall’ampio manubrio, la velocità massima di oltre 160 km/h non può essere mantenuta che per pochi minuti e, già a 120 km/h, si è sulla soglia della sofferenza. Un pò meglio se la passa il passeggero, ospitato su un comodo strapuntino, può contare su una coppia di valide maniglie laterali e su pedane ben posizionate, ma risente del caldo emanato dai silenziatori di scarico che rendono oltretutto impossibile il montaggio delle bisacce laterali.
Minimalista an

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