Dopo la Ténéré, Yamaha resuscita un altro mito degli anni ottanta: la muscle-dragster VMAX.
Introdotta sul mercato per la prima volta nel 1985 e costantemente rimasta sulla cresta dell’onda – con modifiche appena percettibili – fino alla sua uscita di scena avvenuta nel 2000, l’originale VMAX è entrata nella leggenda, divenendo la moto Yamaha di culto per eccellenza. A testimoniarlo, le circa 100.000 unità vendute e la sua esposizione al Guggenheim Museum, in occasione della mostra “Art of motorcycle”, avvenuta mentre era ancora in produzione.
Per generare un erede all’altezza della progenitrice i tecnici di Iwata si sono messi al lavoro già alla fine degli anni novanta; è infatti da una gestazione durata quasi dieci anni che nasce quest’ultima, incredibile, VMAX, che promette di non far rimpiangere l’originale neppure ai più sfegatati sostenitori.
Mossa, come vuole tradizione, da un mostruoso V4 – cresciuto nella cilindrata fino alla inquietante soglia di 1.679 cc e sceso nell’angolo tra le bancate da 70 a 65 gradi capace di erogare una potenza di 200 cv a 9.000 giri/minuto, accompagnata da una coppia massima da rimorchiatore di ben 17 kgm, disponibili già a 6.500 giri/minuto, la nuova VMAX incarna e rispetta in pieno stile e filosofia dell’originale.
Bassa, grassa, lunga e strabordante di muscoli in pieno stile “hot rod”, sembra non attendere altro che una rapida rotazione della manopola dell’acceleratore brutalizzi l’immenso pneumatico posteriore 200/50-18, disegnando una lunga virgola nera sull’asfalto.
Naturalmente incline all’eccesso, la VMAX mette in campo tutta la più sofisticata tecnologia Yamaha disponibile per le due ruote. Nascosto dall’acronimo G.E.N.I.C.H. (Genesis in Electronic engineering aimed at New, Innovative Control technology based on Human sensibilities), c’è quanto di meglio l’attuale tecnica motoristica è in grado di mettere in campo: camere di combustione pentagonali, candele all’iridio, pistoni forgiati in lega d’alluminio, bielle ottenute per frattura, condotti di aspirazione YCC-I a lunghezza variabile, acceleratore elettronico, frizione antisaltellamento, carter in magnesio ed impianto di scarico 4-1-2-4 con silenziatori in titanio. Non manca, naturalmente, neppure una vera e propria icona che da sempre ha contraddistinto la VMAX, ovvero le prese d’aria in alluminio lucidato a mano poste ai lati del finto serbatoio.
Il quadro, insomma, sembra essere completo ed a confermare l’esclusività della proposta, Yamaha propone un inedito sistema di acquisto vincolato alla prenotazione su internet (sul sito www.new-vmax.com) con successiva consegna presso il concessionario indicato dal cliente. 20.000,00 euro, chiavi in mano, la somma da sborsare per portarsi in garage questa leggenda su due ruote. (ore 14:30)