Il contagiri con fondo scala a quota ventimila è una palese dichiarazione d’intenti: la nuova YZF-R6 in versione 2006 è una moto senza compromessi. E nuova lo è davvero questa R6; nella sostanza, nell’anima e nelle forme, non ha infatti nulla a che vedere con le versioni che l’hanno preceduta a partire dal 1999, anno del suo esordio. Affilata come un rasoio, la piccola quattro cilindri di Iwata è assimilabile per dimensioni e comportamento più ad una 250 da gran premio che ad una normale 600 supersportiva. Compatta e leggera, questa YZF fa fermare l’ago della bilancia appena sopra i 160 kg; un dato che combinato con il valore della potenza massima di 127 CV (che diventano 133 CV con l’air-box in pressione) la dice lunga sulle prestazioni che questa giapponesina è in grado esprime in pista. E di autodromo si parla, beninteso, perché è questo il terreno di elezione per la R6, che solo tra i cordoli di un circuito può permettersi di sfogare tutto il suo esplosivo potenziale e mettere a frutto le avanzatissime soluzioni tecnologiche di cui è dotata. Il compattissimo quattro cilindri da 599 cc che la spinge fa uso di tutti i più raffinati accorgimenti per ottimizzare al massimo il suo rendimento: a portare aria fresca in sovrapressione all’air-box ci pensa un condotto che attraversando il cannotto di sterzo si apre all’esterno in una ampia presa dinamica situata al centro del cupolino; alle spalle del filtro, i quattro iniettori torreggiano sopra altrettanti condotti di aspirazione perfettamente rettilinei, parzializzati da valvole a farfalla a controllo elettronico. La classica manopola del gas al manubrio, infatti, pur non rinunciando ai tradizionali cavi, non comanda direttamente l’apertura dei corpi farfallati, ma un potenziometro che regista l’angolo impostato e lo comunica alla centralina digitale che, dopo aver elaborato il segnale, interfacciandolo con quelli provenienti dalla sonda lambda e dai sensori presenti sull’albero motore e sul cambio, determina il miglior profilo di alimentazione in accordo anche con l’apertura della valvola ex-up installata nell’impianto di scarico in regola con le normative Euro 3. Una volta in pista, il paragone con una 250 GP si fa ancor più calzante; il motore, lineare, ma senza particolare carattere al di sotto dei 9.000 giri/minuto, si risveglia superata quota 12.000 e da qui esplode in un crescendo entusiasmante fino all’intervento del limitatore a 17.500 giri/minuto. Coadiuvati dall’ottimo cambio, preciso e docile negli innesti, non è difficile mantenersi all’interno del range ottimale di utilizzo, dove la R6 può esprimersi al meglio delle sue qualità. Precisa ed agilissima, la piccola supersportiva di Iwata segue alla perfezione la traiettoria impostata, rivelando una ridottissima inerzia nei cambi di inclinazione e producendosi in ingressi in curva fulminei grazie all’ottimale abbassamento della masse, reso possibile anche in virtù della particolare soluzione adottata per il silenziatore di scarico. Equipaggiata con gli pneumatici adatti, la R6 raggiunge angoli di piega impressionanti senza mai mettere in crisi l’ottima ciclistica che può contare su una forcella a steli rovesciati da 41 mm all’anteriore ed un monoammortizzatore posteriore, entrambi completamente regolabili nel precarico molla e nell’idraulica con registri separati per le alte e le basse velocità di compressione. Nessun problema neppure nelle staccate “assassine”, dove viene in aiuto il dispositivo antisaltellamento della frizione ad impedire infruttuosi bloccaggi del posteriore, limitando l’effetto della coppia inversa. In un panorama tanto entusiasmante, solo buoni i freni con pompa ed attacchi radiali che, se dalla loro hanno la carta della modulabilità, lasciano un pò a desiderare per quanto riguarda il mordente. Fruibile senza troppi sacrifici anche nell’utilizzo stradale, la YZF-R6 rimane comunque una moto da godersi rigorosamente in tuta di pelle e, ovviamente, da soli. Tre i colori disponibili: bianco/rosso, blu/

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