Al Salone di Francoforte dell’Ottobre scorso gli annunci a raffica di prossimi arrivi di auto elettriche hanno distolto la attenzione da una presenza che pure non è passata inosservata. Peugeot con la 008 che arriverà nel 2011, Mitsubishi con la iMiEV, Opel con la Ampera, Bmw con la Mini e Smart con la Fortwo E addirittura nel 2010, Toyota con la FT-EV nel 2012 ma, anche se non hanno fissato una scadenza, la Mercedes con la supercar SLS ad ali di gabbiano e persino l’accoppiata Pininfarina-Bollorè con la Bollorè Bo: tutte insieme hanno tolto la scena alla nT che sta per new Trabant, auto che ci riporta indietro agli Anni Cinquanta, alla Germania dell’Est dell’era comunista.
Eppure era lì sotto gli occhi di tutti, concept car pronta a fare rivivere l’auto inquinatrice ante litteram ora pronta per una rivincita ecologica con alimentazione elettrica e quindi ad inquinamento zero. La bavarese Herpa, la sassone Indicar e il designer svedese Nils Poswcwatta hanno realizzato il prototipo elettrico che si rifà alla originale Trabant e sembra che, nonostante le disattenzioni abbiano trovato un importante costruttore al quale girare il progetto, industrializzarlo e rimettere in movimento la Trabant in versione station wagon come la 601 d’altri tempi.
Ma il retrò è tutto nel nome, per il resto è tutta realtà di oggi. La Trabant dell’epoca doveva avere prezzo popolare e tanto per cominciare si risparmiò nell’acciaio e venne interamente costruita in Duroplast, una resina rinforzata con fibra di vetro, lana e cotone, resistente e inossidabile. Quella di oggi sarà realizzata su una scocca che non avrà nulla da invidiare alle altre anche per rispettare i parametri di sicurezza che allora non c’erano. La Trabant di allora aveva motore bicilindrico 2 tempi 595 cc 25 cv (ricevette un trapianto decente solo a fine Ottanta col 1.0 4 cilindri della Volkswagen Polo) che inquinava più dell’euro zero che sta per essere tolto dalla circolazione. Quella di oggi avrà motore elettrico  da 47 kW con batterie agli ioni di litio, toccherà i 130 km/h, avrà autonomia di 160 chilometri, sul tetto monterà una serie di pannelli fotovoltaici per alimentare la ventilazione dell’abitacolo e avrà proiettori a Led.
Quindi solo il nome sarà il collegamento tra il passato e il futuro della Trabi uscita di scena dopo il crollo del muro di Berlino che unificò la Germania e diede la possibilità ai tedeschi dell’Est di avere accesso a tutte le altre auto che fino a quel momento avevano visto solo su giornali televisioni clandestini.
La nemesi storica perfeziona il suo ruolo mettendo insieme due aziende tedesche, una specializzata in modellismo di alto livello, la Herpa, e l’altra in carrozzerie, la Indicar, che hanno due peculiarità regionali significative di questa rivincita: la prima opera nello stesso land del Gruppo Bmw, la Bavaria; la seconda in Sassonia dove si produceva (a Ziwickau) la Trabant a partire dalla versione P50 dopo essere nata (il 7 Novembre 1957) come Awz (Automobilwerk Zwickau), ma dove si costruivano anche le Auto Union da corsa. Il destino chiude il cerchio è affida alla nT una nuova missione. (ore 09:00)
Nella foto, la nT la nuova Trabant.