Il 5 giugno 2014, per protesta contro le politiche aziendali, un manipolo di operai inscenò davanti allo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco la morte di Sergio Marchionne, impiccando un manichino con il volto del manager. Gli autori furono subito licenziati ma la sanzione, confermata dal tribunale di Nola, venne annullata dalla Corte d’appello di Napoli che ordinò il reintegro escludendo la giusta causa. Adesso, la Suprema Corte ha accolto il ricorso di Fca, dicendo sì ai licenziamenti in quanto sono stati “travalicati i limiti della dialettica sindacale”.

marchiane decapitato

Uno dei cinque operai licenziati, Mimmo Mignano, ieri sera si è incatenato davanti l’abitazione del neo ministro del Lavoro, Luigi Di Maio, e si è cosparso di benzina. L’uomo, in compagnia di un altro dei licenziati, è stato subito bloccato e soccorso dalle forze dell’ordine, e trasportatoall’ospedale civile di Nola dove ha lamentato forti bruciori agli occhi.

In ospedale l’operaio licenziato ha potuto incontrare Luigi Di Maio, che ha commentato così l’episodio:Da ministro ho detto a Mimmo che è una sentenza che va rispettata, ma per noi non deve essere un alibi. Sono stato qui prima di tutto per dare un supporto umano a una persona della mia città che stava per compiere un atto rischioso”.