Balocco – Bentornata, Giulietta! 149? No, basta con i numeri. Milano? Un pensiero si era fatto ma poi è sembrato di poco fascino. Dopo MiTo non restava che Giulietta. E Giulietta è. Inconfondibilmente Alfa Romeo nel design esterno che riprende gli stilemi della 8C Competizione già fatti propri dalla MiTo, una linea che fa innamorare a prima vista a parte il fascino, ma anche la seduzione, del nome evocativo che è rimasto nell’immaginario dell’automobilista, non solo italiano, come il simbolo di un’auto che è stata un esempio di lungimiranza industriale.
Come quella che debutta in questi giorni che punta le sue chances, per affrontare le rivali tedesche Volkswagen Golf e Opel Astra, non solo sulla emotività ma anche e soprattutto sul design, come si accennava, e la tecnologia che sotto certi aspetti la fa una Alfa diversa dalle più recenti, come la stessa MiTo.
Linea filante (è più lunga della 147 di 13 cm, più larga di 7 ed ha un passo allungato di 8 cm che svolge un ruolo importante in fatto di abitabilità), la Giulietta è più elegante ed armoniosa nello anteriore, meno originale dietro dove forse si possono cogliere alcune caratteristiche della 147 che sostituisce ma impreziosita da una coda caratterizzata dai fari a Led longitudinali, da uno sbalzo corto ed è mossa da spigoli che ne accentuano l’aggresività. Le maniglie delle porte anteriori sono una concessione all’antenata degli Anni Cinquanta, quelle delle porte posteriori sono “annegate” nella cornice del finestrino, come per altri modelli Alfa.
Solo con carrozzeria a 5 porte la Giulietta è sviluppata sul pianale della Bravo, modificato, molto più moderno al punto che in questo momento è il pianale più importante del Gruppo e servirà da piattaforma non solo per altri modelli italiani ma anche per quelli yankee di Chrysler, Dodge e Jeep. La strategia dell’a.d. Sergio Marchionne, insomma, con Giulietta passa dalla teoria alla pratica ed annuncia un futuro in cui il Gruppo Fiat-Chrysler svolgerà un ruolo di primissimo piano.  Un pericolo incombente che ha cominciato a spargere qualche preoccupazione se è vero che Daimler e l’Alleanza Nissan-Renault hanno deciso di mettersi d’accordo per condividere piattaforme e motori.
All’interno, anche se non è molto originale e ricalca canoni stilistici già visti ed apprezzati su altre Alfa, la Giulietta ha comunque una personalissima plancia a sviluppo orizzontale caratterizzata da linee tese, con i comandi principali sistemati al centro, dal design visto sulla 8C. Il posto guida è essenziale e manifesta la sua impronta sportiva come in tutti i sedili ben profilati oltre che comodi.
La meccanica dell’erede della 147 porta molte novità. A cominciare dalla trazione anteriore che punta le sue chance su una architettura più semplice, un MacPherson irrigidito e irrobustito, con un nuovo cuscinetto che ha il compito di limitare le deformazioni sotto sforzo e migliorare la precisione di guida mentre il retrotreno è una evoluzione dei sistemi a doppio braccio che recupera automaticamente il camber sotto sforzo. Nel contesto di questa nuova formula la Giulietta ha lo sterzo elettrico ZF col motorino accoppiato alla cremagliera e non al piantone, il differenziale anteriore elettronico Q2 (quello della 147) con la chicca del manettino Dna che ha fatto la sua prima apparizione sulla MiTo e consente di selezionare tre modalità di guida (Dynamic, Normal e All Weather) che variano il tipo di risposta del motore e anche delle sospensioni.
Ed a proposito di motori si volta pagina con quattro soluzioni tutte dotate di turbocompressore. I benzina sono il 1.4 120 cv, il 1.4 Multiair 170 cv; i diesel sono il 1.6 105 cv e il 2 litri 170 cv. Tutti Euro 5. Per le trasmissioni si punta sul tradizionale manuale a 6 marce ma anche su un innovativo cambio automatico a doppia frizione.
In una seconda fase ci sarà il benzina 1.750 235 cv che andrà in dotazione alla versione Quadrifoglio Verde. Ed anche se il futuro dell’Alfa rimane un mistero soprattutto <<in un mercato che si muove alla velocità della luce>>, come ha detto Marchionne, dalla Giulietta potrebbero avere origine altri due ritorni: la Sprint e la Spider che reinterpreterebbero in chiave moderna la coupé e la scoperta degli Anni Cinquanta. (ore 22:16)
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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.