Torino – Come continuare a chiamarla Mini? Dal 1959 ad oggi le dimensioni sono cresciute e continuano a crescere. La “mini” però resta sempre la stessa. A crescere è l’idea stessa di Mini: non più solo un semplice modello ma un brand a tutti gli effetti, maturo, che si rinnova costantemente allargando la famiglia che ora conta in gamma sette modelli: Mini, Coupé, Cabrio, Roadster, Clubman, Countryman e adesso Paceman (senza contare tutte le derivazioni sportive John Cooper Works di ogni modello e le versioni speciali in cui Mini è maestra).
La Paceman è il settimo sigillo di una gamma che da quando ha cominciato ad orbitare all’interno del Gruppo Bmw ha potuto contare sul valido appoggio del Gruppo per creare modelli in perfetto stile Mini, e quindi unconventional, ma anche modelli antesignani di stile. È successo con Countryman. Dovrebbe accadere anche con Paceman.
Perché? Perché intanto non è possibile collocarla nella geografia delle quattro ruote. Un crossover? No. Un suv? Per carità. Una coupé? Riduttivo. Un sav (sport activity vehicle)? Ma no… E allora? E allora come accade in certi casi è il modello che detta legge e crea un segmento. La Paceman è infatti la prima Sport Activity Coupé tra le vetture premium compatte e di piccola cilindrata. Un esempio di questo tipo di vettura lo troviamo in casa Bmw, la X6.
Con la X6 però non ha nulla a che vedere. Se non la filosofia di fondo: look sofisticato improntato al divertimento di guida. Equipaggiata con due porte, un grande cofano del bagagliaio e due sedili separati nella zona posteriore, la Paceman completa la sportività elegante delle sue proporzioni con una sfaccettatura nuova del tipico stile degli interni del marchio.
Il concetto di Sports Activity Coupé trova invece la propria espressione in un design della scocca che combina proporzioni dinamiche e slanciate con forme muscolose, così da rappresentare con autenticità, e nel tipico linguaggio formale Mini, le caratteristiche di guida della Paceman. L’indole sportiva è riconoscibile a prima vista e trova conferma nel potenziale di utilizzo ampliato grazie alla trazione integrale permanente ALL4.
Al momento del lancio, cioè il prossimo weekend, la Mini Paceman sarà disponibile in quattro propulsori, due benzina e due diesel, tutti a quattro cilindri e tutti della famiglia Cooper (non saranno disponibili infatti le motorizzazioni One): Cooper S 1.6 da 184 cv, Cooper 1.6 da 122 cv, Cooper SD 2.0 da 143 cv e Cooper D 1.6 (con cambio automatico 2.0) da 112 cv.
Tutti i motori saranno equipaggiati di serie con un cambio manuale a sei rapporti e come optional c’è il cambio automatico a sei rapporti. Per le versioni Cooper S, Cooper SD e Cooper D in alternativa alla trasmissione di potenza sulle ruote anteriori verrà offerta la trazione integrale ALL4. L’equipaggiamento di serie di tutte le varianti di modello include un assetto sportivo con ribassamento della vettura (a richiesta, e senza sovrapprezzo, è possibile non avere l’assetto ribassato). Solo in un secondo tempo è previsto di completare la gamma con la John Cooper Works Paceman.
Veniamo ai prezzi. Ecco, l’unico neo dell’ultima arrivata Mini forse sono proprio i prezzi un po’ alti. Sensazione amplificata dalla mancanza di riferimenti, di competitors. Si parte dai 24.500 euro della Mini Paceman Cooper, per arrivare ai 31.500 della Cooper SD con trazione integrale ALL4. Top di gamma che quando arriverà la JCW Paceman salirà a 37.150 euro.

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Dario Cortimiglia
Giornalista professionista dal 2005, ottiene la laurea magistrale in Televisione, Cinema e Produzione Multimediale allo IULM e nel 2009 vince un concorso SKY per cortometraggi. Conclusione? Scrive di auto, ma è ancora convinto diventerà un grande regista. Founder & admin di @igers_messina e @exploringsicily.it.