Scandalo Volkswagen. L’UE sapeva dal 2013, Suzuki vende le proprie quote Vw

È ormai certo che l’Unione europea fosse a conoscenza dei rischi di manipolazione dei test sulle emissioni grazie a un rapporto del 2013 del Joint Research Centre. Secondo Bloomberg, il colosso tedesco prepara un maxi-richiamo per 11 mln di auto. La Svizzera ha già bloccato la vendita di diesel a marchio Volkswagen.

Scandalo Volkswagen. L’UE sapeva dal 2013, Suzuki vende le proprie quote Vw

Giorno dopo giorno il diesel gate Volkswagen si arricchisce di nuovi episodi. Ieri la nomina del nuovo amministratore delegato, Matthias Muller, oggi Suzuki dà un taglio netto con l’alleanza per le auto ibride mai decollata con Vw vendendo la propria parte di azioni (l’1,5%) a Porsche.

Strategie a parte, la vicenda s’infittisce ancor più perché è ormai certo che l’Unione europea fosse a conoscenza dei rischi di manipolazione dei test sulle emissioni fin dal 2013, o meglio, era al corrente del fatto che le emissioni inquinanti rilevate su strada superavano quelle rilevate in laboratorio.

Come lo sapeva? Grazie al rapporto del 2013 del Joint Research Centre, citato dal Financial Times, che evidenziava i problemi del dispositivo al centro dello scandalo Volkswagen. Bruxelles precisa: sono state misurate solo le emissioni delle auto, non si era a conoscenza del software truccato.

Sarà vero? Sarà falso? Certo è che Wolfsburg deve correre al riparo. Secondo quanto sostiene Bloomberg, il colosso tedesco sta preparando un maxi-richiamo per 11 milioni di auto, mentre in Italia (e in Francia) si continua a confermare la cifra di 1 milione di auto coinvolte. Senza attendere troppo, invece, la Svizzera ha già bloccato la vendita di auto diesel a marchio Volkswagen.

“La previsione è di chiudere questa indagine entro pochi mesi, addirittura entro l’anno. Una stima di massima indica circa un milione di veicoli coinvolti. Sono in corso controlli per verificare il danno provocato anche in Italia. L’auspicio è che Volskwagen risolva rapidamente questa voragine che si è aperta. Vedo che si sta muovendo con grande celerità: sono cambiati i vertici nell’arco di pochissime ore”, Riccardo Nencini, viceministro ai Trasporti.

Quali siano i modelli coinvolti ancora non si sa. Volkswagen tace e quindi si possono solo fare ipotesi su basi certe: si parla di auto a marchio Volkswagen, Audi, Seat e Skoda vendute tra il 2009 e giugno 2015; il motore incriminato è il diesel 4 cilindri TDI con sigla EA189; negli Usa la cilindrata che ha dato inizio allo scandalo è il 2.0 litri, ma in Europa lo stesso sistema potrebbe essere stato montato sul turbodiesel 1.6.