Sebastian Senzaterra e Daniel Cuor di Leone

Sebastian-Vettel-Daniel-Ricciardo

Nella recitazione a soggetto per la regia della Mercedes ci mancava la scena del regalo. L’abbiamo vista a Monza nel Gran Premio d’Italia. Niente di volontario, tutto di inspiegabile. Per due volte alla prima variante Nico Rosberg non ha “trovato” i freni e per due volte è andato lungo rientrando dopo uno slalom rallistico. La prima volta aveva più di tre secondi su Massa e in pratica li ha mantenuti, la seconda al 29mo giro, dopo il cambio gomme, aveva poco più di un secondo su Hamilton ed ha perso la prima posizione che aveva guadagnato con una partenza decisa mentre il nemico s’impappinava come un principiante e dalla pole scivolava in quarta posizione. Hamilton sesta vittoria stagionale. Grazie, prego, ci vediamo a Singapore. Il duello continuerà. Cosa dobbiamo vedere ancora di nuovo e diverso?

Cosa dobbiamo vedere di nuovo e diverso lo chiedo anche e soprattutto alla Ferrari, il fantasma di Monzatown, catturato e distrutto da tutti i ghostbusters armati di Williams, Red Bull, McLaren, Force India e c’è mancato poco anche di Toro Rosso, che ha lasciato la scena al 29mo giro, pochi attimi dopo la dabbenaggine di Rosberg, con un allibito Fernando Alonso (in quel momento 11mo) tradito dalla power unit (tradimento che pagherà due volte: la prima col ritiro di ieri, la seconda a Singapore dal momento che dovendo utilizzare la sesta sarà retrocesso di 10 posizioni in griglia) ed è riuscita a raccattare l’elemosina del nono posto con Kimi Raikkonen solo perché gli stuart hanno penalizzato di 5 secondi Magnussen reo d’avere ostacolato Bottas.

Doppietta Mercedes, Williams seconda con Felipe Massa e terza con Valtteri Bottas, Red Bull quinta con Daniel Ricciardo e sesta con Sebastian Vettel, McLaren ottava con Magnussen (poi retrocesso) e nona con Button. Premesse e promesse mantenute tra l’impotenza della Ferrari che continua a vivere alla giornata rimediando quel che passa il convento, avviandosi inesorabilmente verso la conclusione di un’altra, la terza di seguito, stagione deludente. Sabato il presidente Montezemolo sollecitato a commentare una volta di più le “dimissioni” di  Stefano Domenicali aveva detto <<i risultati sono la dura legge dello sport>>. Appunto. Forse il colpevole è ancora sul libro paga. Certamente non era colpevole del disastro Domenicali che era solo il team principal che rispondeva allo stesso Montezemolo, come oggi lo spaesato Marco Mattiacci che lo ha sostituito.

Se ne traggano le conseguenze. A Cernobbio  Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat Chrysler Automobiles prima del risultato di Monza: «L’uscita di Luca Cordero di Montezemolo dalla Ferrari non è in agenda». Dopo iol risultato: «Nessuno è indispensabile. I risultati economici di Montezemolo sono molti buoni. Nel caso della Ferrari, però, un manager deve essere valutato per i risultati industriali e per quelli sportivi. Luca ha ottenuto risultati industriali straordinari. Sul fronte dei risultati sportivi, però, sono sei anni che non vinciamo. Abbiamo i migliori piloti, due campioni del mondo. Abbiamo un box super. Non possiamo partire tra il settimo e il tredicesimo posto».  Sabato nel box di Monza incalzato dai giornalisti Montezemolo aveva detto «a marzo ho dato la disponibilità alla Ferrari per altri tre anni».

In una gara ravvivata da continui colpi di scena i fuochi d’artificio li hanno meglio organizzati Valtteri Bottas e Daniel Ricciardo. Il finlandese aiutato dalla velocissima Williams capace di 359 km/h sul rettilineo è risalito dall’11ma posizione alla quarta. Non avesse sbagliato la partenza, chissà… L’australiano soccorso da un talento incommensurabile ha portato la sua Red Bull dal 14mo posto, anch’egli protagonista di una pessima partenza, al quinto confezionando una collana di perle di sorpassi che possono trovare spazio nell’antologia delle leggende.

Con la gara di Monza il picciotto con dna siculo-calabro ha definitivamente occupato in Red Bull il posto che all’inizio della stagione di diritto era stato assegnato a Sebastian IV, diventato una sorta di Giovanni Senzaterra che assiste impotente alle imprese di Daniel Cuor di Leone. Il quale al 48mo dei 53 giri in programma lo ha umiliato con un sorpasso che rimarrà a lungo nella memoria dell’irriconoscibile campione in carica.