Sì viaggiare, dolcemente viaggiare… Oggi, dopo gli attentati a Bruxelles, non si può più

In quella che mi piace definire “l’età dell’oro” delle presentazioni auto, quando i giornalisti non erano i pronipoti di Bach (quello della “Toccata e fuga”), siamo stati in quasi tutti i Paesi del globo senza temere per la nostra sicurezza, sia sugli aerei sia sulle strade dei territori attraversati per la “prova su strada”.

BRUXELLES

In quella che mi piace definire “l’età dell’oro” delle presentazioni auto, quando i giornalisti non erano i pronipoti di Johann Sebastian Bach (proprio quello della “Toccata e fuga”) sottoposti oggi ad autentici tour de force da forzati della Cayenna, siamo stati in quasi tutti i Paesi del globo terracqueo senza temere per la nostra sicurezza sia sugli aerei sia sulle strade dei territori attraversati per effettuare la “prova su strada”.

Siamo stati nello Yemen, nel deserto della Mauritania, in Egitto, Giordania, Israele, Algeria, Marocco, Tunisia. Paesi in cui oggi nessuna Casa automobilistica rischierebbe di portare i giornalisti dell’auto. Siamo stati in Paesi dell’allora “blocco sovietico” come Russia, Albania, Berlino Est. Siamo stati in Cina e in Corea del Sud, nel Nord e nel Sud America, preferibilmente Brasile. Sono pochi i Paesi che nella “età dell’oro” sono sfuggiti alle attenzioni (o tentazioni?) dei p.r.

Erano momenti di lavoro ma soprattutto di aggregazione in cui l’incontro con i p.r., al di là dell’ufficialità delle conferenze stampa, diventava un proficuo confronto professionale che ha costruito negli anni un usbèrgo di stima e amicizia che ancora oggi portiamo addosso.

Viaggiare era un autentico piacere che ci ha permesso di conoscere culture, gastronomie, usi e costumi dei Paesi in cui l’evento stampa di svolgeva. Nei nostri discorsi la parola sicurezza non aveva motivo di essere citata.

Gli attentati terroristici di Bruxelles all’aeroporto ed alla metropolitana, nel cuore delle istituzioni dell’Europa Unita, hanno forse definitivamente fatto capire, a chi fin oggi non ha avuto occhi per vedere né orecchie per sentire, che la sicurezza è un bene irrinunciabile come la libertà, l’uguaglianza, in senso generale la democrazia. Il travaso di interi popoli che lasciano i Paesi d’origine e si ammassano alle porte dell’Europa Unita non può più essere definito un’emergenza, cioè un momento critico che richiede un intervento immediato, ma una situazione demografica e antropologica che ci obbliga a riflessioni, valutazioni e soluzioni non certamente d’emergenza.

E per quanto riguarda il terrorismo l’Europa deve trovare quella (vera) unione che oggi si perde nei rivoli di regolamenti lontani dalla realtà dei popoli del Vecchio Continente e raggiungere quell’Unicum, prima di tutto politico, per fronteggiare un nemico subdolo perché agisce nell’ombra e colpisce dove e quando vuole.

“Sì viaggiare, dolcemente viaggiare, rallentare per poi accelerare, con un ritmo fluente di vita nel cuore”.

Sì, quel viaggiare oggi non è più sicuro.

“L’età dell’oro” rimane un ricordo, che senza nostalgia a volte raccontiamo ai giovani colleghi che poco per volta ci stanno sostituendo. In qualcuno d’essi a volte si coglie il lampo del dubbio: “Questo sta raccontando favole”.

“Sì viaggiare, dolcemente viaggiare…”.