L’annuale battaglia d’autunno dell’industria automobilistica ha avuto il prodromo col Salone di Mosca (25 agosto – 5 settembre), proseguirà a tappe forzate con una cadenza di presentazioni asfissiante per fare brevi soste al Motor Show di Hannover (23-30 settembre), al Mondial di Parigi (2-17 ottobre), per allungarsi fino al Motor Show di Bologna (4-17 dicembre) che quest’anno tornerà agli antichi splendori come Salone automobilistico iscritto all’Oica.
In ordine sparso e ciascuno con le sue logiche produttive e di mercato i Gruppi automobilistici e le marche singole ancora esistenti si muoveranno con la necessità di sempre: produrre e vendere evitando i pericolosi stoccaggi. Nel contesto economico mondiale, che si protrae ormai da più di un anno, questa necessità incontra difficoltà di tutti i tipi e presenta le insidie di mercati instabili in cui l’indice di fiducia dei consumatori è in stato depressivo.
L’anno scorso in tutta Europa sono state vendute 18.854278 autovetture, -14,17% sul 2008 e nessun Gruppo si è salvato dal segno meno (qualcuno ha dimensionato il fenomeno negativo compensandolo col dato positivo di qualcuno dei brand in listino), così come le marche singole che ancora oggi resistono alle fusioni o alle vendite.
Il -14,17% si è concretizzato grazie ai consuntivi di Germania (+18,23%), Francia (+4,32%), Italia (che con la coda degli incentivi ha contenuto le perdite in -0,14%), e per quello che contano  numericamente Austria (+4,16%), Turchia (+9,49%). Ma ci sono state le promesse mancate di una grande area come la Russia che invece di procedere sulla strada di uno sviluppo della motorizzazione di massa è stata soffocata da un -50,04% che impedisce a tutti i brand che stanno accompagnando il processo evolutivo di fare un ragionamento che possa metterli al riparo da pericolose sorprese.
Nella più vasta area mondiale la generale vendita di 45.423.071 unità nel 2009 ha presentato fenomeni di diversa portata che hanno fatto consuntivare solo in Asia vendite col segno positivo (+23,93%) mentre gli altri grandi raggruppamenti del Nord America, Europa Occidentale ed Europa Orientale hanno tutti chiuso col segno negativo rispettivamente -20,51%, -3,65% e -51,32% proprio in tutte quelle aree dell’ex impero sovietico che avrebbero dovuto garantire ai costruttori gli sbocchi più soddisfacenti.
Il fenomeno asiatico si spiega con le positività e le potenzialità di tre mercati che, però, per dimensioni hanno peso diverso. L’India ha chiuso il 2009 con +17,35%, la Corea del Sud con +35,82%, la Cina con +55,09%. Il Giappone è rimasto fuori da questo coro con -9,31%. E’ proprio sul mercato cinese, nel 2009 il secondo alle spalle di quello Usa con 8.205.030 unità vendute che i costruttori si confrontano con una certa tranquillità di programmi. Le marche europee, infatti, hanno chiuso il 2009 con un totale di 1.849.630 auto vendute , +39,82% sul 2008, quelle giapponesi 2.186.080, +31,29%, quelle sudcoreane 1.153.780, +86,51%, altre marche non cinesi 5.782.590, +45,28%. Le marche cinesi  hanno di poco superato quelle giapponesi con 2.422.440, +84,90%. E solo questo mercato a consuntivo 2010 potrà avere ancora il segno più. (ore 16:00)

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