Ginevra – Si accendono io riflettori sul 79.mo Salone internazionale dell’auto di Ginevra. Ed è subito Fiat. Parla Sergio Marchionne, a.d. di Fiat Automobiles Group: «L’intendimento è tenere in vita  lo stabilimento di Pomigliano a meno che non ci sia un altro crollo della domanda. Se ritorniamo a un livello di normalità il problema di Pomigliano lo gestiremo nel migliore dei modi, se invece il mercato dovesse continuare a scendere a questa velocità non c’è nessun produttore in Europa e nel mondo che possa mantenere la capacità produttiva che ha».  Ed aggiunge: «Non ci sono soluzioni facili dobbiamo continuare a stare sul pezzo e non mollare, non c’è molta allegria in giro. Pomigliano e Melfi sono due casi assolutamente diversi. Melfi è specializzata sulla Punto che sta riprendendo specialmente grazie agli incentivi. Ci sono tre mercati, Italia, Germania e Francia che stanno andando piuttosto bene. Abbiamo ricominciato le attività produttive a Melfi. A Pomigliano il problema è più complesso e più difficile perché non è solo lo stabilimento ma è il tipo di prodotto che produce. Stiamo cercando di capire bene quali sono le implicazioni del futuro e di ricomprendere il mercato. C’è stato un cambiamento fondamentale nella distruzione dei prodotti che vengono richiesti dal mercato».
Per quanto riguarda gli aiuti statale Marchionne riconosce << totalmente l’impegno del governo Berlusconi nel settore dell’auto e lo ringrazio perché credo che abbiano fatto un grandissimo lavoro. Un impegno simile non si può ignorare, ma quando i due maggiori produttori francesi ricevono 6 miliardi di euro di finanziamenti dal governo a tassi di interesse non ottenibili dal mercato, la Fiat in queste condizioni è messa con le spalle al muro. Capisco l’impegno del governo francese  ma noi continuiamo a guardare quale sarà l’impatto finale sulla struttura finanziaria del gruppo e sulla sua capacità di competere. Non possiamo fare a botte con le mani legate. Gli aiuti devono andare a tutti o a nessuno. Io non ho chiesto assolutamente niente, ma ci vuole una coerenza totale per gestire il campo competitivo».
Sul Lago Lemano arriva anche la tempesta giapponese. Toyota Financial Services, il braccio finanziario del leader mondiale dell’auto, ha chiesto alla Japan Bank for International Cooperation (Jbic), istituto a controllo pubblico, prestiti per 200 miliardi di yen (circa 1,7 miliardi di euro) a supporto delle proprie attività negli Usa Il costruttore giapponese, leader mondiale, il 6 Febbraio scorso aveva dichiarato una perdita netta di 2,9 miliardi di euro nel 2008-2009. Il finanziamento si è reso necessario a causa del cosiddetto «credit crunch», la ristrettezza del credito, con il quale le imprese si trovano a dover fare i conti per la crisi finanziaria globale. Toyota è la prima compagnia che si avvale di uno strumento di finanziamento d’emergenza recentemente creato dal governo nipponico per aiutare le imprese che operano all’estero, in difficoltà per la raccolta di fondi. Toyota Financial Services, interamente nel controllo del colosso di Nagoya, si trova a dover fare i conti negli Stati Uniti con uno scenario decisamente sfavorevole, secondo quanto spiegato dalla compagnia. Il ministro delle Finanze Kaoru Yosano ha detto tra l’altro che l’esecutivo metterà a disposizione 5 miliardi di dollari di riserve valutarie – sul totale di 1.000 miliardi di dollari posseduti dal Giappone – da erogare proprio attraverso la Jbic.
Anche se sotto la pressione schiacciante della crisi mondiale l’auto è ovvio che riprovi a partire da Ginevra puntando tutto sull’orgoglio perché è chiaro a tutti che gli incentivi e gli aiuti economici all’industria automobilistica consentiranno solo di tamponare l’emergenza ma per far ripartire il mercato servirà qualcos’altro. Pensiamo alla passione, alla capacità di scatenare emozioni, tutto quello che è mancato in questi ultimi anni, nonostante una moltiplicazione di modelli che sembra aver avuto, come unico risultato, automobili tutte uguali e, in molti casi, inutili.
Si tenta la strada di un’auto nuova, non solo più ecologica come ad esempio la Fiat 500 qui in versione cabriolet con una capote scorrevole per godersi i primi raggi di sole primaverile, un nuovo colore grigio da supercar ed il sistema “start&stop” che spegne il motore in sosta. Cabrio anche la Mini con la versione sportiva 211 cv turbo John Cooper Works mentre la Smart punta sul “verde” con una versione speciale Brabus dell’elettrica Ed. La Toyota iQ  invece dà po’ più di brio alle prestazioni adottando con il 1.300 da 100 cv della Yaris. In prima fila anche La prima è la Kia Numero 3 ancora allo stato di concept ma con la prospettiva di un’auto alla moda e affatto coreana. Chevfrolet presenta Spark sostituta della Matiz e da parte sua Volkswagen esibisce la nuova Polo, Golf in misure ridotte, per la quale si pensa anche ad uno sbarco nel mercato americano. 
Largo anche alle sportive. Ed ecco la Maserati Gran Turismo S con il cambio automatico abbinato al V8 da 440 cv, La Aston Martin V12 Vantage, la Porsche 911 in versione GT3,  le Jaguar XFn e XK R, le prime dell’era Tata.  Alfa MiTo adotta la sigla GTA e torna il motore 1.750 delle berline Alfa degli anni 60, “sorella” Brera diventa TI. E poi, sul fronte sportivo, Audi TT RS, Bmw Z4, Ford Focus RS.
Dal passato di Citroen emerge la Dea, ovvero la DS che rivive con una nuova gamma molto chic di tre modelli. Si partirà il prossimo anno con la più piccola, la 3 porte DS3 (il pianale è quello di C3 e Peugeot 207) molto trendy che sfiderà, anche con infinite personalizzazioni, la Mini e la 500, per poi proseguire con la media DS4 (base C4) e la grande berlina DS5 che affiancherà la C5.
Ginevra veste anche abiti lussuosi. Come quelli di Mercedes Classe E berlina e coupé.Bmw Gran Turismo, Rolls Royce EX 200, Bentley Continental, Infiniti Essence concept.
Familiari, monovolume, multispazio e crossover. Ce n’è per tutt. Peugeot 3008, Saab 9-3X Seat Exeo wagon, Skoda Yeti, Toyota Vero e le concept Fiord Iosis Max, Hyundai HED e Kia Yn. Le ecologiche si specchiano nella Opel Ampera, nella Dodge Circuit EV, nella Mitsubishi i-MiEV. La Namir dell’Italdesign di Giorgetto Giugiaro anticipa l’auto ibrida più veloce al mondo (300 km/h con emissioni di CO2 di appena 50 g/km). (ore 10:00)