Fare a meno delle spazzole tergicristallo? Può sembrare follia, perché elementi di sicurezza vitali in qualsiasi tipo di automobile, dalla più piccola delle city-car arrivando a mezzi più robusti come camion e pullman.
Il prossimo futuro però potrebbe riservare qualche sopresa. Ci stanno pensando gli ingegneri della McLaren, dove il capo designer della divisione automotive, Frank Stephenson, ha rivelato al Sunday Times proprio l’idea di eliminare i tergicristalli dalle supercar, un’idea arrivata dopo uno scambio di battute con ingegneri dell’aeronautica militare.
Se i jet possono fare a meno dei tergicristalli, perché in fase di crociera ci pensa la pressione dell’aria a pulire il cockpit e in fase di atterraggio ci pensa una tecnologia ad ultrasuoni ad assicurare una visibilità perfetta, perché non travasare questa tecnica sulle automobili?
Al momento l’idea firmata McLaren è in fase embrionale e non ci sono dettagli sul suo funzionamento. Le problematiche legate all’impiego dei tergicristalli tradizionali, comunque, esistono. E sono comuni alle utilitarie come alle supercar. Oltre all’elemento energetico, con l’assorbimento elettrico del motorino e il seppur minimo aggravio di peso, qualsiasi automobile deve fare i conti con un altro fattore importante: l’aerodinamica.
Una o due spazzole, per quanto ottimizzate, rappresentano sempre una resistenza all’avanzamento della vettura, soprattutto durante il loro funzionamento. Resistenza all’aria che amplifica la richiesta di potenza al motore elettrico che li attiva. Dal punto di vista aerodinamico, c’è già chi ne ha curato il posizionamento variando la collocazione delle spazzole e installandole verticalmente, internamente ai montanti,  resi più profilati e con benefici anche sul piano dell’insonorizzazione.
L’idea avanzata dalla McLaren è ancora più ambiziosa, perché punta a sfruttare gli ultrasuoni generati attraverso due trasduttori, dispositivi che trasmettono energia da un punto all’altro lavorando su una grandezza d’entrata (ad esempio la forza) a cui corrisponde una grandezza d’uscita (ad esempio uno spostamento).
La giusta frequenza degli ultrasuoni garantirebbe la pulitura del parabrezza, agevolata dal propagarsi ellittico delle onde. Ma c’è di più, visto che si può anche “localizzare” con precisione il punto da pulire. Una manna dal cielo se pensiamo ai moscerini investiti dal parabrezza o agli spiacevoli regali dei volatili.
Tecniche simili, oltre che nel settore aeronautico, sono impiegate per esempio nel campo fotografico per la pulizia dei sensori da microscopici granelli di polvere. Le grandezze in gioco nel settore automotive variano enormemente, e la quantità di materiale da spostare è maggiore (acqua, fango, neve).
Come se non bastasse poi, c’è da considerare anche la barriera normativa. Per lo meno negli Stati Uniti, dove l’NHTSA (l’ente per la sicurezza stradale) impone per l’omologazione di un’autovettura la presenza di un tergicristallo tradizionale con due o più velocità azionato da un motore.
Il tergicristallo <<è uno fra gli ultimi bastioni che il design non ha saputo vincere – ha commentato Frank Stephenson–. È un elemento di tecnologia decisamente arcaico>>. E a pensarci bene non ha tutti i torti. Il tergicristallo, infatti, risale al 1903. Venne inventato da J. H. Apjohn, ma fu Mary Anderson a depositarne il brevetto nel 1905. Dal 1916 venne poi utilizzato di serie sulla maggior parte delle automobili. Saab è stata la prima azienda ad introdurre il tergicristallo destinato ai fanali (1970).

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Dario Cortimiglia
Giornalista professionista dal 2005, ottiene la laurea magistrale in Televisione, Cinema e Produzione Multimediale allo IULM e nel 2009 vince un concorso SKY per cortometraggi. Conclusione? Scrive di auto, ma è ancora convinto diventerà un grande regista. Founder & admin di @igers_messina e @exploringsicily.it.