Il fatto risale al maggio del 2015. Dieci esemplari di scimmie giapponesi sono stati sottoposti, in un laboratorio di Albuquerque nel New Mexico, a un test sull’emissione di gas di scarico durato 4 ore. Le scimmie sono sopravvissute, ma non si sa in quali condizioni di salute. Tutto questo si legge sulla Bild, che prende spunto da un dossier del New York Times e destinato a mettere ancora una volta in difficoltà l’industria tedesca dell’auto.

Bmw e Daimler, co-finanziatrici del progetto, hanno sùbito preso le distanze e anche il colosso di Wolfsburg ha chiesto scusa, dicendo i test sulle scimmie “sono stati un errore”. “Le scimmie sono animali che hanno bisogno di muoversi molto, già tenerle ferme per 4 ore corrisponde a una tortura – ha dichiarato Klaus Kronaus, a capo dell’associazione tedesca contro gli esperimenti sugli animali -. Il gas di scarico ha poi messo a rischio la loro salute”.

Perché questi test sulle scimmie? Sarebbe una risposta allo studio pubblicato nel 2012 dall’organizzazione mondiale della sanità secondo il quale i gas di scarico sono cancerogeni. I colossi dell’auto, infatti, avrebbero voluto dimostrare il contrario. Già nel 2007 le tre Case tedesche – Bmw, Daimler e Volkswagen – avevano fondato un’associazione di ricerca per ambiente e salute nel settore dei trasporti, poi sciolta, che avrebbe promosso lo studio sulle scimmie nel 2013.

La Bild sarebbe anche in possesso di una mail (datata 31 ottobre 2013) in cui i promotori della ricerca dibattevano della possibilità di sottoporre allo stesso test anche l’uomo. Una proposta, per fortuna, bocciata dall’allora direttore generale della fondazione, Michael Spalleck. Sempre secondo la Bild, nel caso dei test sulle scimmie sarebbe coinvolto James Liang, lo stesso ex ingegnere Volkswagen autore del software all’origine del dieselgate condannato negli Stati Uniti a 40 mesi di carcere.