Vicenza – Grazie alla collaborazione del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento, il formaggio Asiago scopre sull’Altopiano un sito paleolitico in cui si sono conservate per 13.000 anni tracce consistenti del passaggio di uomini. A distanza di tanto tempo piace pensare che si sia trattato di cacciatori-raccoglitori predecessori di quanti si sono poi specializzati nell’allevamento di animali da latte, dando vita a una delle specialità casearie tradizionali più antiche d’Europa, il formaggio Asiago.
Dalla fine degli anni ‘80 ai primi anni ‘90 le indagini, condotte dal Museo Tridentino di Scienze Naturali, sul territorio della Marcesina, a nord dell’Altopiano di Asiago, hanno portato alla luce diversi reperti del periodo Paleolitico Superiore, che attestano la presenza dell’uomo preistorico su queste montagne. La testimonianza più importante è sicuramente il Riparo Dalmeri, così attestato in letteratura, in onore di Giampaolo Dalmeri, che lo scoprì nel 1990. Si tratta di un rifugio sottoroccia, nel comune di Grigno, che negli ultimi quindici anni ha permesso di comprendere le modalità di sfruttamento del territorio montano da parte di uomini preistorici, circa 13mila anni fa. Il rinvenimento di resti di animali cacciati e macellati, oltre che dei tradizionali strumenti d’uso comune in selce e osso, hanno portato gli specialisti ad affermare che, con tutta probabilità, questo sito era adoperato come accampamento stagionale orientato per la caccia dello stambecco, occupato prevalentemente nella tarda estate e in autunno.
Durante l’attività di scavo, è stata ritrovata anche una capanna subcircolare, del diametro di 4 metri, che veniva utilizzata come abitacolo dai gruppi di cacciatori che frequentavano la zona; lo testimoniano il rinvenimento di focolari e di concentrazioni di manufatti in selce alterati dal fuoco, nonché di oggetti che attestano la lavorazione del legno, del corno, dell’osso e della pelle. La scoperta di sette denti umani da latte (cinque incisivi e due molari) dimostra come il popolamento stagionale alpino, indotto da motivi di caccia, fosse praticato da gruppi umani organizzati in clan famigliare, e non solo da cacciatori adulti.
Il Riparo Dalmeri offre anche la possibilità di studiare l’arte e la ritualità degli uomini paleolitici in quanto conserva alcuni degli esempi più antichi di manifestazioni artistiche. Sono state trovate, infatti, alcune centinaia di pietre decorate con ocra rossa, raffiguranti soggetti antropomorfi, zoomorfi, fitomorfi oppure raffigurazioni schematiche o macchie di colore.  Queste pietre conservano un sapore di sacralità per il contesto in cui sono state rinvenute: erano tutte disposte con la faccia decorata verso il basso e, dai risultati dell’analisi stratigrafica, è emerso che siano state deposte in un momento iniziale di occupazione dell’abitato. Di conseguenza, anche se non è possibile comprendere le ragioni del rito fino in fondo, si può ipotizzare che siano state compiute almeno tre azioni: la scelta delle pietre, l’atto pittorico, realizzato con l’utilizzo di un pigmento (ocra rossa) e di un legante organico (cera d’api) e la loro collocazione con la faccia rivolta verso il basso. Lo studio di questi oggetti artistici ha aperto la strada alla comprensione dell’arte preistorica, attività di grande rilievo nella vita delle società del Paleolitico Superiore. Si tratta di una delle scoperte più eclatanti di questo territorio, che rappresenta certamente un patrimonio storico e di biodiversità di valore inestimabile.
Giampaolo Dalmeri, conservatore della Sezione di Paleontologia Umana e Preistoria del Museo Tridentino di Scienze Naturali di Trento, si occupa da oltre 30 anni di preistoria antica. Conduce progetti di ricerca promossi dal museo inerenti il più antico popolamento umano alpino, in particolare del Trentino. Ha pubblicato numerosi articoli scientifici e divulgativi sull’argomento e dirige attualmente gli scavi paletnologici e paleoambientali al Riparo Dalmeri di Grigno. Recentemente ha condotto ricerche al Riparo Cogola, nella zona umida di Palù Echen di Folgaria e nella Torbiera delle Regole in alta Val di Non. Negli anni ’80-’90 ha collaborato a numerosi progetti di ricerca sul mesolitico trentino, in valle ed in alta quota, e altri con la Soprintendenza Archeologica di Trento per scavi su varie cronologie in Val d’Adige e Trentino Occidentale. Ha scoperto nel 1990 il Riparo che da lui ha preso il nome, e le ricerche a carattere interdisciplinare che ne sono seguite sotto la sua direzione hanno rivelato degli aspetti eccezionali legati all’occupazione umana, come la residenzialità, la mobilità, i modi di vita e di caccia, l’arte e la ritualità degli antichi cacciatori-raccoglitori della fine del Paleolitico Superiore. Le scoperte archeologiche di Riparo Dalmeri sono riconosciute in campo internazionale. (ore 18:15)