Una delle terre più belle che la Spagna offre è l’Andalusia dove non mancano le città da visitare e delle quali innamorarsi. Una di quelle meno frequentate e note ai più soprattutto perché sede di circuito automobilistico, nonché di un Gran Premio motociclistico del campionato mondiale, è Jerez de la Frontiera, un comune spagnolo di 183.273 abitanti situato a nord del capoluogo Cadice.
Nel 1996 il territorio comunale venne suddiviso e parte di esso divenne del nuovo comune di San José del Valle. È sede vescovile ed universitaria. Posta nell’ampia pianura agricola di fronte all’Atlantico, è di aspetto in gran parte moderno, sebbene la città abbia origini fenicie ravvisabili a tutt’oggi nelle costruzioni arabe che sorgono nella sua parte più antica. Fu fondata dai Fenici col nome Xera, i Romani le diedero il nome Asta Regia e gli Arabi vi si insediarono dal 711 fino al 1264 anno della riconquista dei Cristiani capeggiati da Alfonso X il Saggio. Il nome “de La Frontera” indica appunto il suo divenire, dopo essere stata riconquistata, un avamposto della linea di difesa contro gli Arabi. La Catedral de San Salvador è costruita sopra l’antica Moschea maggiore Mezquita Mayor ed è un grande edificio eretto a partire dal XIII secolo e rifatto alla metà del XVIII. L’Alcazar-Mezquita massiccio e disadorno edificio del secolo XI con due torri, è un’antica residenza del califfo di Cordova con, all’interno, due cappelle una romanica e l’altra mudejar, i bagni arabi e la moschea trasformata nella Chiesa di Santa Maria. Le bodegas, cantine dove s’invecchiano i pregiati vini della zona e vengono portati i turisti a vedere i grandi depositi ad assaggiare le diverse qualità ed annate ed anche ad acquistare qualche bottiglia. Jerez è infatti il centro della produzione dei vini a denominazione d’origine “calificada”. L’Andalusia produce circa il 10% del vino prodotto in Spagna. Le particolari condizioni microclimatiche della zona di Jerez fanno sì che i lieviti in certe stagioni dell’anno diventino particolarmente rigogliosi. Fatta la vinificazione in modo tradizionale i vini seguono un trattamento speciale: posti in botti di rovere, si forma il flor una cappa di lievito al di sopra del vino impedendogli il contatto con l’aria e quindi proteggendolo dall’ossidazione.
Nel 1594 vi nacque lo sherry: fu il pirata Francis Drake a battezzarlo così deformando la pronuncia spagnola dello jerez (Xeres per i francesi) dopo aver assaltato la città nel 1587 e averne rubato 2900 botti che portò in Inghilterra. Si dice che sia il vino più vecchio del mondo, introdotto dai fenici 1.100 anni fa (Magellano e Colombo lo imbarcavano in quantità prima d partire per i loro viaggi) e che l’aria di Jerez sia composta da “ossigeno, azoto ed essenza di vino”.
In Spagna lo manzanilla andaluso viene definito vino “hembra”, vino femmina per il gusto morbido, leggermente amaragnolo che ricorda il profumo della camomilla ed ha il carattere frizzante, brillante e vellutato delle Carmen gitane.
Si distingue in Fino (secco per aperitivo), Manzanilla (simile al fino ma lievemente salato), Amontillado (fino invecchiato in botte), Oloroso (profumato e corposo) Cream (dolce, da dessert).
Alcune delle più grandi aziende produci di Jerez hanno avuto come fondatori degli inglesi o irlandesi, come la Pedro Domeq fondata nel 1725 dall’irlandese Patrick Murphy,passata poi di mano più volte e ingranditasi assunse il nome attuale. L’azienda è nella località di nome Machamudo, al centro della tenuta di 800 ettari c’è un castello verso cui convergono i vigneti. Gli stabilimenti sono giganteschi e dispongono di diverse cantine per la vinificazione e l’invecchiamento, alcune di esse, ad esempio quella di nome “Mezquita” sono veri e propri monumenti. La Pedro Domeq è una multinazionale del vino con aziende nella Rioja (altra zona spagnola dove si produce il vino d’origine “calificada”), in Brasile, Argentina, Messico, Colombia. Altra azienda fondata da un irlandese di cui porta ancora il no