Istanbul – <<Se a un uomo venisse concessa la possibilità di un unico sguardo sul mondo, è Istanbul che dovrebbe guardare>>. Parole di Alphonse Marie Louis de Prat de Lamartine, poeta, scrittore, storico e politico francese vissuto tra  il 1790 e il 1869.
Il periodo dell’anno migliore per visitare Istanbul va da aprile a giugno e da settembre a ottobre, mesi che coincidono rispettivamente con la primavera e l’autunno. In questi mesi le temperature medie sono miti, tra i 16 e i 25 gradi, e l’umidità non è opprimente. Per di più, le strade non sono affollate come nei mesi estivi. E proprio l’8 maggio sul circuito di Istanbul si svolge la quarta gara della stagione di F.1 che diventa, quindi, quarta tappa del nostro giro del mondo in 20 in Gran Premi.
Adagiata sulle sponde del Bosforo, con un profilo segnato da cupole e minareti, Istanbul è una delle città più romantiche del mondo. Le sue origini risalgono ai tempi di Bisanzio e Costantinopoli, e in seguito la città fu a capo dell’impero ottomano. Oggi Istanbul è il cuore culturale della Turchia e un luogo vivace e animato.
In questa vasta città, che si estende su due continenti, potete percorrere le vie percorse un tempo da crociati e giannizzeri, ammirare le moschee (l’espressione architettonica più sublime della pietà islamica), entrare nell’harem del sultano e andare a caccia di oggetti nel Kapali Çarsi (il Gran Bazar).
Il cuore della città vecchia è Sultanahmet, il quartiere intorno all’Ippodromo bizantino, nella parte più antica di Istanbul. Il modo migliore per girare è a piedi, perché quasi tutte le attrazioni di interesse turistico si trovano a poca distanza l’una dall’altra. Se sentite il bisogno di riposarvi un po’, nei paraggi troverete sempre un çay bahçe (sala da tè).
Mete che non si possono mancare sono Aya Soya, Cisterna Basilica, Ippodromo, Kapali Çarsi, Monastero dei Mevlevi, Moschea Blu, Musei Archeologici,  Dolmabahçe Sarayi,  Palazzo di Topkaki.
Aya Sofya (in greco Haghia Sofia, conosciuta anche come Chiesa della Divina Sapienza) era la chiesa più grande della Cristianità fino alla caduta di Costantinopoli, quando fu convertita in moschea. L’edificio è decorato con mosaici raffinati e sormontato da una magnifica cupola. Aya Sofya non deve il suo nome a un santo, ma alla Divina Sapienza. Il suo nome latino è Sancta Sophia e quello italiano Santa Sofia. L’imperatore Giustiniano (c.527-65) fece costruire la chiesa come ulteriore tentativo di riaffermare la grandezza dell’Impero Romano. Santa Sofia fu terminata nel 537. La visita dell’interno della basilica è un’esperienza metafisica. Entrando dall’ingresso principale, saliti i bassi gradoni originari, si ha la sensazione di essere condotti verso l’alto e l’oscurità è interrotta dai trenta milioni di tessere dorate che compongono i mosaici. La cupola è sorretta da 40 massicci costoni di speciali mattoni cavi fabbricati a Rodi con un’argilla eccezionalmente leggera e porosa, che poggiano su enormi pilastri nascosti nelle mura interne. Fu attraverso la Porta Imperiale che Maometto il Conquistatore nel 1453 prese il possesso, in nome dell’Islam, dell’edificio religioso più grande al mondo. Prima di entrare, raccontano gli storici, egli si cosparse il capo di terra, in segno di umiltà. Santa Sofia rimase una moschea fino al 1935, quando Atatürk la convertì in museo.
Orari: da martedì a domenica dalle 09:00 alle 17:00 (la galleria superiore chiude alle 16:30).
La Cisterna Basilica, con le sue 336 colonne e l’alto soffitto a volta, è un’opera straordinaria che risale all’epoca bizantina, quando fungeva da deposito per le acque della città. I bambini in particolare rimarranno affascinati dalla sua profonda oscurità e dall’eco spettrale delle gocce che cadono dal soffitto. Costruita nel 532 d.C., è la più grande cisterna bizantina di Istanbul giunta fino ai giorni nostri. La sua costruzione si deve a Giustiniano, come sempre incapace di pensare in piccolo. Colonne, capitelli e basamenti di edifici in rovina furono impiegati nella sua realizzazione. Due colonne che si trovano nell’angolo nord-occidentale sono sormontate da altrettanti blocchi di pietra scolpiti in forma in testa di Medusa.
Orari: da novembre a marzo dalle 09:30 alle 17:30 , da aprile a ottobre dalle 09:30 alle 19:30.
L’Ippodromo. Ai tempi dell’antica Bisanzio, le elezioni non si tenevano con insipide votazioni. Il destino di più di un imperatore è dipeso da una corsa di bighe alla Ben Hur. Le gare si tenevano all’Ippodromo, o Atmeydani, dove i Verdi e i Blu (le fazioni politiche) si davano battaglia. Non era raro che un imperatore perdesse il trono in un tumulto seguito a una gara. Anche i sultani ottomani non persero di vista le attività dell’Ippodromo. Se all’interno dell’impero c’era qualcosa che non andava, la folla minacciosa che si raccoglieva all’Ippodromo poteva dare inizio a una protesta che sarebbe sfociata in un tumulto e infine in una rivolta. I disordini del 1909 causarono la caduta di Abdül Hamit II e la promulgazione della Costituzione ottomana. Anche se avrebbe potuto essere il teatro della loro rovina, gli imperatori bizantini e i sultani ottomani gareggiarono tra loro per rendere l’Ippodromo sempre più sfarzoso. Purtroppo, molte statue dal valore inestimabile, opera di celebri artisti del passato, sono andate perdute. I principali responsabili della dispersione di questo tesoro furono i soldati della IV Crociata, che nel 1204 misero al sacco Costantinopoli, una città cristiana alleata. Il bellissimo piccolo gazebo in pietra vicino al margine settentrionale dell’Ippodromo è la Fontana dell’Imperatore Guglielmo. Il sovrano tedesco, recatosi in visita di stato da Abdül Hamit II nel 1901, fece dono di questa fontana al sultano e al suo popolo in segno di fratellanza. Lo straordinario Obelisco di Teodosio in granito fu scolpito in Egitto intorno al 1450 a.C. Fattolo trasportare a Costantinopoli nel 390 d.C., l’imperatore bizantino Teodosio volle che venisse eretto su un piedistallo in marmo decorato con bassorilievi raffiguranti vari episodi della sua vita. Anche se questi fregi sono ormai quasi cancellati dall’erosione del tempo, il magnifico obelisco, sollevato su quattro blocchi di bronzo posti sul piedistallo, è in perfetto stato di conservazione.
Il Kapali Çarsi è la Mecca dei consumatori sin dalla metà del XV secolo, quando un magazzino piuttosto piccolo fu trasformato in un formicolante bazar da un flusso costante di mercanti che vendevano di tutto, dai tappeti alle spezie. Oggi è il più fantastico, enorme, labirintico e frenetico mercato che vi capiterà mai di vedere. Mentre sulle vie principali si susseguono le vetrine scintillanti dei negozi per i turisti, provate a prendere una delle vie laterali e vedrete gli abitanti di Istanbul intenti ad acquistare pochi metri di stoffa, un braccialetto d’oro per il compleanno di una bambina, un occhio dorato dalla lavorazione elaborata per tenere lontano il malocchio oppure un antico tappeto. Le vie dell’intricato labirinto del bazar in origine prendevano il nome dalle merci che vi erano vendute (Strada dei fabbricanti di specchi, Strada dei mercanti di perle, Strada dei fabbricanti di fez e così via), e anche se non sempre la regola è ancora valida, nella Strada dei gioielli potrete ancora comprare gemme preziose, vecchie monete e monili elaborati. Il Gran Bazar è rinomato anche per le pellicce e i prodotti in cuoio, i kilim e una grande varietà di prodotti artigianali, tutto a prezzi stracciati. Cercate solo di non farvi truffare.
Orari: da lunedì a sabato dalle 08:30 alle 19:00.
Il Monastero dei Mevlevi fu un tempo sede di un tarikat (ordine) di dervisci rotanti. Oggi ospita il Divan Edebiyati Müzesi (Museo della Letteratura di Corte), in origine una Mevlevihanesi (sala dei dervisci rotanti) e un luogo di incontro per i dervisci Mevlevi. L’ordine dei Mevlevi fu fondato in Konya, nell’Anatolia Centrale, nel corso del XIII secolo, e prese il nome dal grande poeta e mistico sufi Celaleddin Rumi (1207-73), detto Mevlana (Nostra guida) dai suoi discepoli. Il Sufismo cerca la comunione mistica con Dio attraverso molti mezzi. Per Mevlana, la ricerca avveniva attraverso una sema (cerimonia) che comprendeva canti, preghiere, musica e, appunto, la danza rotante. L’ordine fiorì durante l’impero ottomano, ma i dervisci furono banditi nei primi anni della repubblica a causa della loro politica religiosa ultraconservatrice. Sebbene il bando sia stato ritirato, in tutta Istanbul restano solo pochissime tekkesi, le dimore dei dervisci, tra cui proprio questa. Oggi questo antico monastero è un complesso un po’ malridotto con giardini non curati e angoli ombrosi. Avvicinandovi, notate il cimitero sulla sinistra e le pietre tombali con le magnifiche iscrizioni ottomane. Qui si trova la tomba di Galip Dede, il poeta sufi del XVII secolo che ha dato il nome alla strada. All’interno della modesta tekke, restaurata tra il 1967 e il 1972 (il primo edificio del complesso fu eretto da un alto ufficiale della corte del sultano Beyazit II nel 1491), l’area centrale era dedicata ai dervisci rotanti, mentre le gallerie sovrastanti erano riservate ai visitatori. Altre zone servivano ad ospitare i musicisti e le donne in visita (dietro le grate). Oggi, i piani superiori sono riservati ai musicisti che suonano durante le funzioni sacre. Nelle teche che circondano la zona centrale sono esposti alcuni esempi dell’arte calligrafica dei Mevlevi e diversi strumenti musicali.
Orari: da mercoledì a lunedì dalle 09:30 alle 16:30.
La Moschea Blu è così nota per le maioliche di Iznik che ne rivestono l’interno straordinario. E’ una delle più grandi moscheee frequentate della città. Il Sultano Ahmet si propose di realizzare una moschea che potesse competere con la chiesa di Giustiniano, fino a superarne lo splendore; arrivò a un passo dall’obiettivo. La Moschea Blu è un trionfo di armonia, proporzione ed eleganza. Il suo architetto, Mehmet Aÿa, realizzò un’opera che produce all’esterno lo stesso effetto estetico che Santa Sofia suscita con i suoi interni. Per apprezzare al meglio la moschea e la sua bellezza architettonica, avvicinatela dalla facciata. Il disegno della Moschea Blu è in classico stile ottomano. Avanzate verso la moschea superando la porta che si apre lungo le mura perimetrali. Osservate la piccola cupola sopra l’ingresso: è un invito dell’architetto a farvi alzare gli occhi verso il cielo. Dopo aver oltrepassato la porta, il vostro sguardo cadrà su una scalinata che termina di fronte a una seconda porta sormontata anch’essa da una cupola; oltre questa porta c’è un’altra cupola, quella della fontana delle abluzioni al centro del cortile della moschea. Salendo i gradini, vedrete un susseguirsi di semi-cupole: prima quella che sovrasta l’ingresso principale della moschea, poi quella più su, e poi un’altra e un’altra ancora. La cupola superiore corona tutto l’insieme e la vostra attenzione sarà catturata dalle pareti laterali, dove un gran numero di cupole più piccole, insieme ai numerosi minareti, rinforza l’effetto di elevare lo sguardo del visitatore verso il cielo.
I Musei Archeologici di Istanbul, vasti e allestiti perfettamente, custodiscono una ricchissima collezione di meravigliosi sarcofaghi romani, faïence turche, manufatti ittiti e altro ancora. Comprendono il Museo dell’Antico Oriente, il Museo Archeologico e il Chiosco piastrellato. C’è davvero tanto da vedere, quindi arrivate presto. Custodiscono le collezioni del palazzo create nel corso del XIX secolo da Osman Hamdi Bey e notevolmente accresciute dopo la costituzione della repubblica. Per quanto l’effetto immediato non si possa paragonare a quello di Topkapi, i musei comprendono una ricchissima serie di manufatti risalenti ai 50 secoli di storia dell’Anatolia. Il Museo dell’Antico Oriente custodisce straordinarie testimonianze del passato dell’Anatolia (risalenti agli imperi ittiti) oltre a oggetti di epoca pre-islamica provenienti da ogni angolo del vastissimo impero ottomano. L’edificio neoclassico del Museo Archeologico ospita un’ampia collezione di statue e sarcofaghi ellenici, ellenistici e romani. Il Chiosco piastrellato del Sultano Maometto il Conquistatore, realizzato nel 1472 non molto tempo dopo la presa di Costantinopoli, è la più antica costruzione turca non religiosa di Istanbul giunta fino ai giorni nostri. Originariamente era un padiglione esterno del Palazzo di Topkapi.
Orari: da martedì a domenica dalle 09:30 alle 17:00.
Entrando nel Dolmabahçe Sarayi (Palazzo di Dolmabahçe) sarete catapultati in un universo kitsch, decadente, esagerato, che riflette nel miglior modo possibile il più sfrenato gusto ottomano-europeo. Il palazzo venne costruito al fine di negare qualsiasi segno dell’ormai evidente declino dell’impero.Il Palazzo di Dolmabahçe fu portato a termine tra il 1843 e il 1856, quando la patria di quello che un tempo era il potente impero ottomano ormai era diventata la “malata d’Europa”. La sua numerosa popolazione, travolta dall’ondata di nazionalismo che stava attraversando l’Europa, era in rivolta; gran parte delle sue ricchezze erano controllate da banchieri europei; i suoi eserciti, pur se ancora di dimensioni considerevoli, erano ormai obsoleti. Lo stile di vita europeo e cristiano aveva trionfato su quello asiatico e musulmano. Il palazzo costituì senza dubbio un tentativo di invertire il corso delle cose. La residenza fu costruita sul sito del dolma bahçe (giardino coperto). La realizzazione di questo opulento palazzo ottomano-europeo dalle decorazioni decisamente sopra le righe, opera degli architetti di corte di Abdül Mecit, Nikogos e Karabet Balyan, in realtà non fece che accelerare la bancarotta dell’impero piuttosto che distogliere l’attenzione dei sudditi dalla crisi incombente.
Orari: martedì-mercoledì e da venerdì a domenica dalle 09:00 alle 15:00.
Il Palazzo di Topkapi è talmente grande che ci vorrà più di mezza giornata per esplorarlo. Arrivando presto riuscirete a evitare le ore di maggiore affollamento. Le parti da non perdere sono la Sala del Consiglio Imperiale, il Tesoro Imperiale, le Stanze del Santissimo Deposito, il Chiosco di Baghdad, la Torre della Giustizia e l’Harem. Ne avrete da vendere. Maometto il Conquistatore fece costruire il palazzo originario subito dopo la presa di Costantinopoli, nel 1453, e vi abitò fino alla sua morte avvenuta nel 1481. I vari sultani dell’impero ottomano si succedettero in questo palazzo fino al XIX secolo. Maometto II fu l’ultimo imperatore che stabilì qui la sua residenza. Dopo di lui, i sultani preferirono vivere in grandi e sfarzosi palazzi in stile europeo, come il Dolmabahçe, il Çiragan e lo Yildiz, che fecero costruire sulle sponde del Bosforo. Nel corso dei secoli il palazzo è stato ampliato e modificato, ma la sua impostazione a quattro cortili è rimasta intatta. Arrivate a palazzo la mattina presto e visitate prima di tutto l’Harem, prima che la cosa diventi impossibile. I biglietti per il Palazzo e per il Tesoro si possono acquistare alla biglietteria principale, appena fuori dalla porta che conduce al secondo cortile. I biglietti per l’Harem invece sono in vendita presso la biglietteria situata all’ingresso dell’Harem stesso. Le guide si possono trovare vicino alla biglietteria principale.
Orari: da mercoledì a lunedì dalle 09:30 alle 17:00.
Imperdibile, infine, è la crociera sul Bosforo che vi porterà dal continente europeo a quello asiatico. Meglio fare quest’esperienza di sera, quando non si vede lo smog sulla città e le luci di Istanbul si riflettono sull’acqua. La traversata costituisce anche un ottimo svago per i bambini. Sorseggiate un bicchiere di tè (passa un cameriere a offrirlo) ammirando il panorama, con i pescherecci che ondeggiano e i potenti fasci di luce dei traghetti che si muovono sull’acqua. Forse il traghetto più facile da prendere è quello che parte da Eminönü e arriva a Üsküdar sul lato asiatico della città che è un antico quartiere di Istanbul molto caratteristico e poco visitato dai turisti, ideale per una passegiata.
 
Per gli amanti della vita notturna il fulcro è Beyoglu.  Per rendersene conto basterà fare una passeggiata lungo Istiklal Caddesi la sera del giovedì, del venerdì e del sabato. Anche Ortaköy è animato fino alle prime ore del mattino, mentre coloro che amano scoprire la cucina del Paese che visitano sappino che varrebbe la pena andare a Istanbul anche solo per le specialità che vi si possono gustare. La cucina turca è l’anima della gastronomia del Mediterraneo orientale che richiede ingredienti di qualità e preparazione accurata. Dai deliziosi meze agli elaborati piatti vegetariani o a base di pesce, Istanbul soddisfa tutte le tasche e tutti i gusti. Così anche gli alberghi: qualunque sia il vostro budget di viaggio, a Istanbul troverete facilmente una sistemazione adeguata, persino nel quartiere del Sultano Ahmet Camii, o della Moschea Blu, la principale zona turistica della città. Sia qui sia nei quartieri immediatamente a est (Cankurtaran), a ovest (Küçük Aya Sofya) e a nord (Binbirdirek), si trovano alberghi estremamente convenienti.
Anche per lo shopping c’è solo l’imbarazzo della scelta:  tappeti e kilim favolosi, tessuti magnifici e il lokum migliore al mondo. E poi ci sono le ceramiche e i gioielli che affollano gli scaffali di tutti i negozi turistici di artigianato. L’assortimento è da capogiro e i prezzi ragionevoli. Non tornerete a casa senza un souvernir.
Se desiderate accostarvi alle autentiche tradizioni turche, a Istanbul potrete concedervi un hamam (bagno di vapore) o giocare a backgammon sorseggiando un tè aromatico. Se invece preferite trascorrere un pomeriggio in palestra, dovrete darvi un po’ da fare a cercarne una. E poi, naturalmente, si può sempre passeggiare: Istanbul è una città fantastica da visitare a piedi.
Durante il mese santo della Turchia, il Ramazan, la maggior parte della popolazione osserva il digiuno fino all’ora del tramonto, anche se molti bar e ristoranti restano aperti per coloro che non sono osservanti o non sono musulmani. La festa di Seker Bayrami segna la fine del Ramazan e dura tre giorni. Le strade di Istanbul, in questo periodo, sono frenetiche e affollate più che mai, e ovunque c’è grande abbondanza di dolciumi. Sono giorni di festa nazionale, nei quali gli uffici sono chiusi e i mezzi pubblici intasati. Un altro periodo di particolare affollamento, a Istanbul, coincide con la festa di Kurban Bayrami, la festività religiosa più importante della Turchia. Il Kurban Bayrami, che dura quattro giorni, celebra l’episodio del sacrificio di Isacco sul Monte Moria. Durante la festa gli alberghi sono pieni e anche i mezzi pubblici sono presi d’assalto. Ricordate che l’anno lunare musulmano, calcolato in base all’Egira, è più corto di 11 giorni rispetto a quello gregoriano: per questo motivo le festività islamiche ricorrono con 11 giorni di anticipo ogni anno. Altri eventi degni di nota sono l’Istanbul Film Festival in aprile, la celebrazione della presa di Costantinopoli, a maggio, l’International Istanbul Music Festival e l’International Istanbul Jazz Festival, tra giugno e luglio, e la Biennale di Istanbul, che si tiene tra settembre e ottobre. (ore 18:30)