Viviamo nell’epoca della globalizzazione, un tempo in cui i confini divengono aleatori e le distanze si riducono grazie ad Internet, cellulari, mail etc…
Anche il modo di “essere turisti” si va modificando radicalmente, influenzato dalla maggiore o minore disponibilità economica e dal diffuso senso di insoddisfazione che impera in chi di soldi ne ha fin troppi. Chi a fine estate non dovrà fare i conti con un desolante rosso sul conto in banca, infatti, non si accontenta più di quelle mete considerate un sogno irrealizzabile dai poveri comuni mortali che come massima aspirazione possono avere quella della settimana in campeggio o in agriturismo o al limite del più conveniente “last second” in questo o quel villaggio turistico che offre la 2″convenientissima formula roulette”, praticamente l’acquisto a scatola chiusa della meta scelta in base a dei dati di massima forniti con la precisazione che le indicazioni si riferiscono a sistemazioni “secondo disponibilità”, eventualmente sostituibili con altre di analoghe caratteristiche. Ma per chi almeno qualche volta nella vita ha potuto mettere il naso fuori di casa, l’avvertenza ha già in sè il gusto aspro del possibile “pacco”, infatti l’esperienza insegna che esistono 4 stelle e 4 stelle, piscine e piscine (come dire hotel e presunti tali, piscine e vasche da bagno…) e quindi, viaggi da sogno con troppa facilità possono rischiare di trasformarsi in incubi ad occhi aperti.
Bahamas, Maldive, Mar Rosso, città d’arte europee e Caraibi, sono ormai mete troppo abusate e “popolari” per i Paperon de Paperoni dei viaggi.
Ecco allora che spopolano le mete “esotiche”, quelle rotte lontane non coperte dai più affidabili tour operator, ma caldeggiate da agenti senza scrupoli che glissano carinamente sul fatto che anche recandosi nei luoghi apparentemente più innocui come Francia o Spagna si può andare incontro ad un minimo di rischio, figuriamoci partire alla entusiastica avventura in Paesi dove il saluto più caloroso può consistere in un bel rapimento o in una raffica di mitra, così tanto per gradire…
La Francia condivide con il resto dell’Europa il rischio determinato dal terrorismo internazionale, ma non solo.
La febbre chikungunya è presente nelle isole Reunion e Mayotte (territori francesi d’oltremare) sebbene la situazione sia sotto controllo da parte delle Autorità sanitarie locali.
Il contagio avviene tramite puntura di zanzara (Aedes Albopictus). L’Oms non raccomanda specifiche restrizioni a viaggi o commerci da o verso le aree interessate da questo tipo d’influenza.
Ai connazionali, in particolare le donne in stato di gravidanza, persone anziane e malati con particolari patologie, che dovessero recarsi nelle predette località, si consiglia di adottare le normali cautele (indossare vestiario che copra le braccia e le gambe, dormire in locali forniti di zanzariere o di aria condizionata, fare uso di repellenti per insetti, ecc).
Ulteriori informazioni sulla febbre chikungunya e consigli al riguardo possono essere ottenuti nelle Asl di competenza o consultando il sito del Who www.who.int/csr/don/.
Quanto alla Spagna, è da tenere presente che l’Eta il 5 Giugno scorso ha revocato la tregua unilaterale iniziata nel marzo 2006. Potrebbe pertanto aumentare il rischio di eventuali attentati. Si raccomanda a coloro che si recano in Spagna di mantenere un atteggiamento vigile nei luoghi ad alta affluenza di pubblico. In ogni caso, prima di scegliere la meta di un viaggio è bene tenere presente che non sempre è possibile valutare le variabili, specie quando la natura scatena calamità di proporzioni apocalittiche. Quello che si può, anzi si deve fare è partire per una vacanza informati sui pericoli cui si va incontro e le precauzioni necessarie. E non si tratta soltanto di sapere a quali vaccinazioni sottoporsi per andare a Zanzibar (antimalarica) o nel Delta dell’Okavango (febbre gialla). Situazioni meteorologiche cicliche – come il tifone che il 2 dicembre 2006 fece mille vittim

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