Non lascia spazio a giudizi sfumati, Venezia. Nessuno, alla domanda: “ti è piaciuta?”, risponde mai “così così”. Entusiasti gli uni, delusi gli altri.
I primi innamorati dell’unicità del posto, del suo aspetto romantico e inquietante, della sua opulenza.
Piccati, i secondi, dai miasmi che si levano dai canali nei periodi di caldo intenso, infastiditi dalla poca praticità dei mezzi pubblici, ovviamente costretti a sfruttare le vie acquatiche, furibondi per aver speso una fortuna in ristoranti acchiappa- turisti-che-tanto-non-tornano-più, dove tra parentesi si mangia pure male.
Venezia, però, non è il ponte di Rialto. Non è Piazza San Marco!
Non è un’orda di giapponesi che scatta foto col sorriso stampato sulla faccia mentre l’acqua alta, e putrida, arriva alle ginocchia, costringendo la gente a camminare in bilico sulle passerelle in legno.
Andateci da soli, a Venezia, senza guide turistiche annoiate che recitano discorsetti imparati a memoria e con un ombrello colorato come segnale vi portano a spasso come foste un gregge di pecore.
Perdetevi dentro Venezia, allora sì che lei vi si svelerà.
Magari capiterete nella zona del Ghetto ebraico, dove dai balconi i panni stesi, tutti colorati, urlano che la città non è morta nel Cinquecento.
O potreste ritrovarvi al mercato del pesce, dove le grida dei pescatori, nel caratteristico dialetto, esaltano ora il prodotto ittico, ora la turista straniera di turno.
E quando la fame si farà sentire, adocchiate il bar che vi sembra più squallido, entrate, fatevi uno spritz, accompagnatelo con polpettine, sarde in saor e crostini col baccalà mantecato.
I veneziani, poi, gente da sempre abituata al viavai, sono splendide persone sempre disposte a far due chiacchiere. Puntate il vecchietto che beve un’ombretta di vino accanto a voi e fatevi raccontare qualche aneddoto.
Vagando per le strette calli, con un po’ di fortuna, potreste imbattervi in una biblioteca forse meno famosa della Marciana, ma di un fascino senza pari: la Querini Stampalia, con le sue stanze ombrose, i tavoli spessi di legno scuro, gli enormi lampadari e il parquet che scricchiola.
E se per entrare a san marco dovete fare a botte con tedeschi in bermuda e bambini in gita scolastica, entrando senza intoppi nella basilica dei Frari, v’assicuro, rimarrete letteralmente senza fiato!
Perciò, anche se ci siete già stati, guardatela di nuovo, la Serenissima, datele una seconda chance. Come tutte le belle donne, state pur certi che non v’ha svelato tutte le sue grazie al primo incontro.
Solo un consiglio: lasciate a casa la macchina fotografica, portate gli occhi per scattare mille fotografie. (ore 10:00)

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