Tra le numerose e diverse bellezze che la Sicilia offre uno dei percorsi più suggestivi, e probabilmente meno conosciuti, è quello che si snoda tra la Val di Noto ed i Monti Iblei, culla del Barocco siciliano.
Nel 1693, un violento terremoto devastò la Val di Noto, distruggendo le antiche città della zona che furono ricostruite secondo un nuovo canone architettonico, basato sul Barocco romano ma rivisitato dagli architetti siciliani influenzati delle dominazioni arabe e bizantine.
Considerato il peso sociale della Chiesa e della nobiltà dell’epoca, sono proprio le cattedrali ed i palazzi nobiliari a rendere protagonista il Barocco siciliano, caratterizzato da un’esagerazione nell’uso di stucchi e marmi sia per le facciate sia per gli interni, che però risultano essere armonici e rispecchiano appieno la personalità di una terra segnata dalla distruzione, ma con uno stoico  desiderio di rinascita.
LE CITTA’ DEL BAROCCO SICILIANO
Prima e fondamentale tappa del nostro tour del Barocco è Ragusa Ibla, ricostruita sull’impianto medievale della preesistente città, Ibla è stata proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
Le numerose chiese e palazzi in puro stile tardo Barocco, rappresentano uno tra gli esempi meglio conservati dell’architettura settecentesca in Sicilia.
Attraversando la parte bassa di Corso Italia, che conduce direttamente alla Piazza delle Poste, si possono ammirare il Palazzo del Comune (1880); il Palazzo delle Poste (1930), arricchito da particolari complessi statuari e, proseguendo sempre attraverso Corso Italia, troviamo Palazzo Bertini (fine XVI sec.) caratterizzato da tre mascheroni sulle finestre.
Palazzo Cosentini (1779), situato tra corso Mazzini e la salita Commendatore, è il classico esempio in cui le mensole sotto i balconi diventano uno spettacolo per i passanti, grazie alla presenza di originali raffigurazioni scultoree, e nello stesso tempo valorizzano l’elemento urbano.
Imperdibile la visita al Giardino Ibleo, luogo di particolare rilevanza scientifica grazie alla varietà botanica presente e, caratterizzato dalla presenza di ben tre chiese al suo interno: quella dei Cappuccini con il convento, quella di S. Giacomo e quella di S. Domenico.
Uscendo dal giardino e salendo da via XXV Aprile, si arriva in Piazza Duomo, che ospita la Basilica di S. Giorgio (edificata tra il 1744 ed il 1755), situata al termine di un’ imponente scalinata, ha un aspetto maestoso, anche per via della sua posizione obliqua che rispetto alla piazza sottostante ne accentua la grandezza.
Anche a Modica il Barocco ha lasciato un segno indelebile, seppure la città sia famosa in tutto il mondo per il cioccolato. La città è tradizionalmente divisa nei due nuclei di Modica Alta e Modica Bassa.
Rasa al suola dal terremoto del 1693, la città è stata ricostruita interamente in tardo stile barocco. attraversando la via principale, Corso Umberto, si può ammirare la scalinata, composta da 250 scalini realizzata per volontà del Gesuita Francesco Di Mauro, che introduce la facciata del Duomo di S. Giorgio. La cattedrale è composta da ben cinque navate ed ospita preziosi dipinti come “Gli eventi del Vangelo e della vita di S. Giorgio”, e la “Santa Arca”, un’opera d’arte rivestita in argento, che contiene le reliquie del Santo.
Situato accanto al Duomo, Palazzo Polara è una splendida costruzione in stile barocco, anch’esso introdotto da una scalinata, sede di una galleria d’arte permanente e luogo di frequenti mostre ed esibizioni.
Ancora sul corso principale troviamo la Chiesa di S. Pietro, risalente al 1300 e ricostruita in seguito al terremoto; è introdotta da un’elegante scalinata con ai lati le suggestive statue dei dodici Apostoli. Il prospetto tardo barocco è arricchito da quattro statue di santi e da una del Cristo.
L’interno è a tre navate con quattordici colonne dai ricchissimi capitelli; la navata centrale è decorata con scene dell’Antico Testamento, mentre quella di destra ospita due importanti opere “La Madonna di Trapani” e il gruppo ligneo di S. Pietro e il paralitico.
A poche decine di metri dal Duomo di S. Pietro, si trova Palazzo Grimaldi che se pur in stile  neorinascimentale, vanta l’aggiunta del terzo piano in puro stile barocco siciliano che rende il palazzo davvero suggestivo. Oggi è sede di una pinacoteca, ricca di opere dei più noti artisti della zona iblea.
Terza tappa del nostro tour del Barocco siciliano è splendida cittadina di Scicli, nata anch’essa dalle macerie del terremoto del 1693, sorge alla confluenza di tre Valli: Val di Modica, Val di Santa Maria la Nova e Val di San Bartolomeo.
Scicli può essere considerata una delle massime espressioni del barocco, tanto da essere stata proclamata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità.
Il Palazzo Beneventano è senza dubbio uno monumenti più rappresentativi di Scicli, ha una pianta ad angolo con due prospetti; le figure che sostengono i balconi sono sinistramente caricaturali e grottesche, accentuando ancor di più lo stile dell’edificio.
Ma il vero simbolo della cittadina barocca è la Chiesa di San Matteo. Posta sul colle omonimo che domina la parte sottostante della città, era l’antica abbazia di Scicli. Il luogo su cui sorge è lo stesso sul quale esisteva l’antica abbazia che, secondo alcuni storici, risaliva al periodo normanno.
L’attuale edificio sacro rispecchia perfettamente lo stile barocco della fine del XVIII secolo.
La Chiesa di S. Bartolomeo sorge al centro della omonima cava, e riesce a stupire l’osservatore grazie al contrasto tra la facciata barocca e le grigie rocce che la sovrastano a destra e a sinistra; l’interno è ricco di stucchi, dorature ed arredi sacri che si inseriscono perfettamente nella tradizione settecentesca. All’interno della chiesa, si può ammirare Il Presepe Monumentale, risalente al 1500 e considerato uno tra i più belli dell’intera isola.
Infine Palazzo Fava, tra Piazza Italia e via S. Bartolomeo, colpisce per la bellezza e l’imponenza data non soltanto dal portale ricco di decorazioni, ma soprattutto delle mensole a sostegno dei balconi, che presentano due grifi e due cavalli alati con code pisciformi sostenute da teste barbute.
Da ultimo, segnaliamo che durante tutto il periodo natalizio (dal 9 dicembre al 3 gennaio), sarà visitabile la mostra dal titolo Il Presepe nel Mondo, nei locali dell’Archivio Storico dell’Opera Pia Carpentieri di via F. Mormina n. 65.
Ultima tappa, ma non certo per importanza, del nostro viaggio nel Barocco siciliano è Noto. Anch’essa come le altre distrutta dal devastante terremoto del 1693, la città venne ricostruita a 10 km di distanza dalla vecchia, secondo i nuovi canoni impiantistici del Barocco.
Le strade principali corrono da est verso ovest, in modo che vengano sempre illuminate dal sole; l’asse principale è Corso Vittorio Emanuele III scandito da tre piazze, ognuna delle quali è sede di una chiesa.
La prima è Piazza dell’Immacolata, dove troviamo la Chiesa di San Francesco dell’Immacolata , costruita tra il 1704 e 1745 con l’annesso Convento dei Frati Minori Conventuali, è tra i più imponenti edifici religiosi di Noto. In puro stile barocco, anche questa chiesa è preceduta da una monumentale scalinata ed al suo interno è costituita da una navata unica al termine della quale si può ammirare la statua della Vergine Immacolata, opera di Antonio Del Monachello.
Proseguendo per Corso Vittorio Emanuele III, incontriamo la più importante delle tre piazze: Piazza Municipio, che ospita il Palazzo Ducezio (sede del Municipio) e la Cattedrale San Nicolò, costituisce un unicum barocco di elevato valore artistico.
Il Duomo costruito nel cuore della nuova città, colpisce l’osservatore grazie all’imponenza della scalinata ed all’eleganza  e armonia delle sue forme, infatti la facciata presenta lungo i lati due torri campanarie che vengono abbellite dalle ricorrenti colonne sormontate dai classici capitelli corinzi.
Durante il secolo scorso, furono effettuati lavori di ristrutturazione della copertura della navata centrale, che a causa di un difetto strutturale, non visibile all’esterno, ma soprattutto a causa del terremoto del 1996, crollò al suolo. Per la ricostruzione furono impiegate le medesime tecniche e materiali del progetto originale; ma, proprio a causa di tale terremoto, l’interno è privo di affreschi, risultando, non per questo, meno suggestivo ed incantevole.
L’ultima delle tre piazze è Piazza XVI Maggio, dominata dalla Chiesa di San Domenico, che rappresenta la più alta realizzazione del Barocco siciliano. La facciata è a due ordini, il primo dorico ed il secondo ionico, mentre la parte centrale si presenta a forma convessa verso la strada.
L’interno presenta tre navate ed una cupola collocata in corrispondenza della seconda arcata; ricca di stucchi, la chiesa stupisce per gli altari in marmi rossi e bianchi e per il ciborio settecentesco in legno dorato del Basile.
In via Nicolaci, piccola salita che incrocia Corso Vittorio Emanuele III, si trova il Palazzo Nicolaci di Villadorata.
Realizzato agli inizi del XVIII secolo , con le sue novanta stanze, è una delle strutture civili più grandi della città, ed inoltre costituisce un prezioso patrimonio architettonico, commissionato dalla nobiltà netina del tempo. Infatti i suoi balconi, costituiti da mensole che sembrano animate da sirene, cavalli, leoni e maschere, manifestano lo sfarzo e l’importanza del ceto della Famiglia Nicolaci.