Spadafora (Messina), Un’insegna luminosa che non avevo visto prima. Nella serata afosa sulla statale liberata dal quotidiano traffico soffocante la noto arrivando in auto con mia moglie a Spadafora da Rometta Marea. Mi attira la parola “Jazz”. Posteggio l’auto nello spiazzo di fronte e raggiungo la porta d’ingresso. Una targhetta mi scoraggia. “Club privato. Ingresso riservato ai soci”. Ma non mi fermo e al cortese signore che mi viene incontro dico subito “non sono socio e non ho prenotato”. Si allontana e poi ritorna con un altro signore. Passo da una scoperta all’altra. Mi trovo davanti un amico che non vedevo da almeno 10 anni. Lui Amico lo è anche di cognome. Di nome Ettore. Sorpresa reciproca. Abbracci e baci.
Adesso quell’insegna si spiega. Ettore Amico ha forse trovato la sua strada, quella che più gli è congeniale. Lui ha sempre amato il jazz e fare musica o proporre musica è quasi una missione. Si è inventato ristoratore. Ha trasformato il giardino della sua villa, pochi tavoli per pochi amici, un piccolo palco, luci quanto basta, amplificazione discreta. Il ristorante è un pretesto. Il vero scopo è radunare ogni sera un gruppo di appassionati che condividono con lui l’amore per il jazz. In cucina la moglie “Bambi”, il servizio ai tavoli affidato alla figlia Consuelo, lasciata bambina ritrovata donna. Bella come ieri.
Ettore è un antipersonaggio. Riservato, discreto eppure prorompente di iniziative e di idee. Un ristorante “Jazz” è già selettivo per definizione. Ma quella sera ho scoperto che i pochi eletti, non ce ne potevano essere di più, erano soprattutto giovani. Affascinati, ammaliati dal trio che proponeva un blues raffinato, d’atmosfera, coinvolgente. La cantante, una giamaicana dalla voce suadente e pastosa; il chitarrista se avesse nascosto il suo accento catanese (di Mascalucia) si sarebbe detto del Delta del Mississippi lì dove il blues ha emanato i suoi primi respiri; l’armonicista (del New Messico?) una prestigiatore che usa il fiato per trarre anche l’incredibile dal piccolo strumento. Un concerto da gustare nel silenzio, emozionato della scoperta. Un trio d’occasione, un trio di amici messo insieme da Amico, un trio solitamente abituato a ribalte più prestigiose ma irresistibilmente attratto dal richiamo di Ettore. Come altri che verranno durante tutta questa estate.
E lui, Amico, a fare da padrone di casa, a manipolare cocktail, a comporre gelati, a fare anche da entertainer, a scandire i momenti della magica serata che si consuma purtroppo velocemente perché avremmo tutti voluti che i tre non avessero mai annunciato <<è l'ultimo brano>>.
Prima di andare, ridandoci appuntamento, “Bambi” guida me e mia moglie alla scoperta del piccolo locale al chiuso. Appena 24 posti, una piccola sala, uno spazio, manco a dirlo, riservato ai musicisti, alle pareti foto di miti del jazz con un Beethoven gigante, quasi nume tutelare, che severo incute timore reverenziale con il contraltare irridente dei Blues Brother.
Dimenticavo la cucina. Mi chiedo perché “Bambi” non abbia cominciato prima a& comporre in cucina. La sua è musica per il palato scritta su un pentagramma che esalta il blues che propone Ettore.
“The Jazz” è un ristorante che mi sento di raccomandare ai nostri lettori. Bisogna prenotare perché ci sono ogni sera pochi posti disponibili. E non importa se non siete “soci del club”. Dite che amate il jazz e vi sarà aperto.
“The Jazz Restaurant” di Amico Ettore, Spadafora (Messina) via Arcipretato 34, telefono +390909941268, +393485112354; indirizzo di posta elettronica, bluesjazzclub@hotmail.com

Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.

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