Era sopravvissuto a una delle epoche più tragiche nella storia delle corse. Considerato uno dei più grandi talenti dell’automobilismo francese a cavallo tra gli anni ’60 e ’70, la sua carriera era iniziata con le moto. Il debutto in Formula 1 nel 1966 al volante della Matra.

Jean-Pierre-Beltoise

Era sopravvissuto a una delle epoche più tragiche nella storia delle corse ma nulla ha potuto contro una doppia emorragia cerebrale che lo ha colpito nella notte di capodanno mentre era in vacanza in Senegal. Se n’è andato così, a 77 anni, Jean-Pierre Beltoise, considerato uno dei più grandi talenti espressi dall’automobilismo francese a cavallo tra gli anni ’60 e ’70.

La sua carriera era iniziata con le moto. Beltoise vinse 11 campionati francesi, impegnato in tutte le classi, tra il 1962 e il 1964. Otto le sue esibizioni nel motomondiale tra le quali spicca il terzo posto conquistato nel Tourist Trophy del 1964 con la Kreidler nella classe 50. Poi il passaggio alle quattro ruote con i primi risultati importanti.

Campione francese di Formula 3 nel 1965, poi campione europeo di Formula 2 nel 1968. Il debutto in Formula 1 risale al Gran Premio di Germania del 1966 al volante della Matra, marchio con il quale correrà fino al 1971, prima di passare alla BRM. Proprio con la BRM ottiene l’unica vittoria in Formula 1, nel Gran Premio di Monaco del 1972.

Nella sua carriera restò per sempre una macchia indelebile. Fu infatti la sua condotta imprudente a causare la morte di Ignazio Giunti nella 1.000 chilometri di Buenos Aires del 1971, gara del mondiale marche. La Ferrari di Giunti centrò in pieno la macchina di Beltoise piazzata senza benzina in mezzo alla pista mentre il pilota francese stava cercando di spingerla ai box. Un episodio che a Beltoise costò – oltre a pesantissime accuse – anche la sospensione temporanea della licenza. Beltoise era cognato di Francois Cevert, altro talentuoso pilota francese scomparso tragicamente durante le prove del Gran Premio degli Stati Uniti del 1973.

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