Valentino Rossi a Valencia: per l’Onore, la Bandiera, la Leggenda

Lo sfogo del primo momento è passato. Sarebbe stata un’assenza ingiustificata che avrebbe dato in pasto ai denigratori il prezioso ed inestimabile patrimonio delle sue imprese. Iannone, Dovizioso e Petrucci possono essere alleati (non richiesti) del Dottore. E poi: vi ricordate Prost e Senna?

ROSSI

Hanno deturpato la Gioconda del motociclismo mondiale! Un crimine contro l’umanità. La mano di un folle ha imbrattato lo sguardo e il sorriso enigmatici e melliflui. L’opera di restauro sarà difficile e molto impegnativa. Non ci sono soldi che possano essere sufficienti. Ci vorrebbe un’altra vita per rifare il capolavoro ed arrivare a Sepang per restituirlo al mondo in tutto il suo splendore.

Valentino Rossi, la Gioconda del motociclismo mondiale patrimonio dell’umanità, ha ucciso Valentino Rossi. Più che un suicidio. L’azione di un folle che ha distrutto in un attimo la Leggenda e il Mito.

Nel momento topico della stagione a conclusione della quale avrebbe potuto conquistare il decimo titolo iridato della sua abbagliante carriera Vale ha mostrato la tenuta psicologica di un principiante non del grande, inarrivabile campione. Lo ha fatto denunciando un complotto ai suoi danni. Il sentimento nazionalistico può avere ispirato Dani Pedrosa e Marc Marquez che però nelle ultime tre gare hanno tolto al connazionale di Palma di Maiorca le vittorie alle quali puntava per dare una spallata alla leadership di Rossi. Vittorie conquistate combattendo, senza concessioni a nessuno dando dietro ai due coequipier della Yamaha Movistar di regolare i conti tra loro, a modo loro.

Valentino giovedì ha innescato una polemica lanciando l’accusa di favoritismi che si è rivelata un boomerang. Il ragazzo che lo idolatrava quand’era bambino e che l’ha preso a modello quando è arrivato a gareggiare prima nelle categorie minori e da tre anni in MotoGP è diventato il Bruto di una storia velenosa che ha avuto come obiettivo l’eliminazione di Cesare dalla corsa al titolo. Il sorpasso concesso a Lorenzo con un lungo neanche ben simulato è stata una pugnalata in pieno petto. Putroppo il regolamento della MotoGP non è quello della Formula 1.

Il duello tra Valentino e Marquez è sembrato quello d’antica maniera tra due picciotti siciliani che si contendevano l’amore di una donna. Coltello contro coltello. Una “Cavalleria rusticana”, per intenderci. In questi momenti doveva venire fuori il grande campione che è Rossi: fare la sua gara evitando l’insidiosa bagarre e comunque men che mai Vale doveva perdere la calma fino ad arrivare all’agguato teso a Marquez.
Le immagini televisive non concedono dubbi. La repentina alzata della gamba sinistra non può essere considerata come necessaria per avere il migliore bilanciamento nell’affrontare la curva che stava arrivando con Marquez accanto (il quale stava tentando un nuovo sorpasso). Ma rimane il dubbio che Marquez, come ha simulato il lungo per agevolare Lorenzo, abbia simulato anche la gravità del contatto che avrebbe causato la sua eliminazione dalla gara.

Nel calcio, ha detto Marquez, Rossi avrebbe meritato il cartellino rosso. Ed è pur vero che Rossi il rosso lo ha preso perché, anche se non gli sono stati tolti i punti di Sepang, dovrà partire a Valencia dall’ultima fila. E stato in pratica espulso dalla corsa al titolo. I giudicidi Sepang si sono assunti la grave responsabilità di falsare il campionato. Lorenzo ha già vinto il titolo. Non combattendo nell’arena della sportività e dell’agonismo.

La difesa dei 7 punti di vantaggio è missione impossibile partendo da così lontano ma Vale ci deve provare. Per difendere l’onore, il prestigio, la grandezza, la memoria sportiva per i posteri del Mito e della Leggenda ch’egli ha costruito con le imprese che lo hanno avuto per nove volte campione del mondo. Un grande campione non può dire “non so se ci vado”. Dopo la deturpazione del capolavoro sarebbe la morte del mito e della leggenda.

Lo ha detto in un momento di sconforto. Dobbiamo concederglielo. Il momento di sconforto, voglio precisare. E’ un grandissimo campione ma anche un essere umano, non un robot. Sono convinto che è stata una decisione autonoma non perché sollecitata dagli attestati di simpatia ed incoraggiamento che gli sono arrivati dal mondo sportivo, da quello artistico e persino dal capo attuale del nostro governo.

Complotto o non complotto lo vogliamo solo contro tutti gli spagnoli proprio nella loro terra. Lui Cid Campeador nella terra del Cid! Senza dimenticare che in gara di italiani ce ne sono ed alcuni in grado di diventare suoi alleati. E poi: vi ricordare i duelli rusticani tra Alain Prost e Ayrton Senna per eliminare il rivale e conquistare il titolo?

“Mai dire mai”. Ma anche “Si vive solo due volte”. E chissà… Veni, vidi, vici.

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Renato Cortimiglia
Fondatore di AutoMotoNews, ha lavorato in Gazzetta del Sud con vari incarichi, tra cui la responsabilità della pagina motori. Vincitore di numerosi premi e insignito di diversi riconoscimenti per l’attività divulgativa svolta nel mondo automotive, in particolare per la sicurezza e l’ecologia.