Volkswagen richiama 11 mln di auto. Sotto accusa Bmw: Mini non supera i crash-test

Il nuovo a.d. Matthias Muller annuncia il maxi-ritiro dei veicoli con il software per frodare i test sulle emissioni. Muller promette un piano “esaustivo” per risolvere il problema. E negli Usa scoppia anche il caso Bmw.

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Trema Volkswagen e inizia a tremare il mercato. La Banca d’Italia fa sapere che le possibili ripercussioni economiche dello scandalo in Italia sono difficili da quantificare.

“All’incertezza presente sui mercati globali si è aggiunta negli ultimi giorni quella connessa con le possibili ripercussioni, difficili da quantificare, del grave scandalo Volkswagen sul settore dell’auto e sulle aspettative degli investitori e dei consumatori”, Luigi Federico Signorini, vice direttore generale Bankitalia.

Intanto il nuovo a.d. della Casa tedesca, Matthias Muller, annuncia il maxi-ritiro degli 11 milioni di veicoli con il software per frodare i test sulle emissioni. Dopo un discorso a porte chiuse nel quartier generale di Wolfsburg, Muller promette un piano “esaustivo” per risolvere il problema del software manipolatore con soluzioni tecniche che verranno comunicate “in pochi giorni”. Di sicuro, non oltre il 7 ottobre, data dell’ultimatum imposto dall’autorità tedesca Kba. E forse per evitare futuri problemi, Muller annuncia uno scorporo del marchio Volkswagen dal Gruppo per renderlo “indipendente” come Audi e Porsche.

Il dieselgate però allarga il proprio raggio d’azione. Il governo giapponese fa partire un’inchiesta sui principali produttori locali (Toyota, Nissan, Mazda e Mitsubishi) e sugli importatori dei marchi europei per verificare se i veicoli rispettino gli standard sulle emissioni, adottando misure analoghe a quelle di altri Paesi tra cui Gran Bretagna, Francia e Corea del Sud.

Alla luce di tutto ciò, Volkswagen sa bene di dover correre ai ripari il prima possibile. Il colosso di Wolfsburg ha per ora accantonato 6,5 miliardi di euro per far fronte ai richiami e alle multe, ma secondo molti analisti non basteranno. Secondo un report Usa, infatti, servirebbero 20 miliardi di dollari solo per gli States e l’Unione europea. L’incubo di una class action su scala planetaria sarebbe un effetto domino dalle conseguenze finanziarie imprevedibili.

E intanto finisce nel mirino delle autorità americane anche Bmw. In un primo momento sotto la lente d’ingrandimento per delle anomalie nei test antinquinamento con la X3, è accusata di ritardi nel risolvere i problemi delle Mini che non hanno superato i crash-test. Un caso di portata limitata rispetto a quello Volkswagen: “solo” 30.000 Mini Cooper e Cooper S.