È stata il risultato di una collaborazione fra Volvo e Bertone. Gli elementi meccanici erano quelli della serie 700, la carrozzeria di Nuccio Bertone. Ne furono costruiti solo 8.518 esemplari in 5 anni.

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Il 1985 fu l’anno in cui Mikhail Gorbachev diventò leader dell’Unione Sovietica, Microsoft rilasciò la prima versione del suo sistema operativo e il DNA venne utilizzato per la prima volta come prova nelle indagini di un delitto.

Ma il 1985 fu anche l’anno in cui l’eleganza italiana si abbinava all’ingegneria svedese con la 780 coupé, l’automobile più costosa mai lanciata da Volvo fino a quel momento realizzata in collaborazione con Bertone e che oggi festeggia 30 anni.

L’azienda italiana specializzata nella progettazione e realizzazione di carrozzerie aveva già svolto una serie di incarichi per Volvo. Nel 1977, infatti, era stata lanciata la Volvo 262C, un modello coupé basato sulla serie 260 e costruito da Bertone di cui vennero prodotti 6.622 esemplari fra il 1977 e il 1981.

Nella Volvo 262C, però, solo alcune sezioni della carrozzeria differivano dagli altri modelli della serie 200. Nel caso della 780, invece, i progettisti partirono da zero, condividendo con la serie 700 soltanto il telaio e il propulsore e, nonostante le somiglianze apparenti con i modelli berlina, la sua carrozzeria era completamente nuova.

Responsabile della progettazione era la Carrozzeria Bertone, in particolare il designer Nuccio Bertone, ma nel progetto venne coinvolto anche Jan Wilsgaard, responsabile del design di Volvo, per assicurare che il nuovo modello sarebbe rimasto fedele alla linea delle vetture Volvo.

La prima proposta stilistica era essenzialmente una 760 con due portiere e una linea del tetto più spiovente. La seconda era uno studio di libera progettazione per un’auto sportiva. Fu con la terza alternativa che le linee equilibrate e armonizzate riuscirono a trovare una collocazione perfetta.

La Carrozzeria Bertone era responsabile della costruzione e dell’assemblaggio, mentre Volvo si occupava di marketing e vendita. Telai e sistemi di propulsione completi venivano spediti dalla Svezia all’Italia, dove Bertone provvedeva poi all’assemblaggio finale.

L’intenzione di Volvo, con la 780, era di limitare la produzione a un numero ben preciso di esemplari, perché voleva dimostrare di essere un player da non sottovalutare nel segmento delle vetture di lusso e che puntava principalmente a mercati d’esportazione come Stati Uniti e Giappone.

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INTERNI LUSSUOSI E SICUREZZA AVVENERISTICA
Inserti in legno pregiato decoravano i pannelli delle portiere e il cruscotto, e i rivestimenti in pelle erano disponibili in due tinte a contrasto. Una dotazione comune ad altre vetture di lusso italiane era la presenza di un comando inserito nel vano della portiera per l’apertura del portellone posteriore e del tappo del serbatoio.

Qualsiasi altra dotazione opzionale immaginabile disponibile nel 1985 era inclusa nell’equipaggiamento standard. Sedili, finestrini, specchietti retrovisori e tettuccio apribile erano tutti comandati elettricamente. L’auto era inoltre dotata di climatizzatore, freni ABS e controllo automatico dei livelli, oltre che di uno stereo comandato da un microprocessore.

Con la 780, però, venne lanciata un’importante novità per la sicurezza: il pretensionatore delle cinture di sicurezza. Una piccola carica pirotecnica posta all’interno del meccanismo a molla dell’avvolgitore della cintura e predisposta per scattare esattamente al momento della collisione, garantiva che la cintura di sicurezza fosse serrata prima che le forze generate dall’impatto potessero agire.

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