Dopo decine di tentativi andati a vuoto, tra sfortune ed errori, Toyota è finalmente riuscita a far sua la tanto agognata vittoria alla 24 ore di Le Mans, 27 anni dopo l’affermazione dell’unica Casa giapponese a riuscire nell’impresa (Mazda nel 1991). Kazuki Nakajima, Fernando Alonso e Sebastien Buemi sono stati perfetti a gestire la netta superiorità della loro TS050 Hybrid nelle LMP1 private, precedendo la numero 7 di Kobayashi-Conway-Lopez che alla fine ha chiuso doppiata di due giri. La Rebellion #3 di Menezes-Beche-Laurent ha completato il podio.

La gara è stata più scontata e noiosa delle altre edizioni. Toyota ha dominato in lungo e in largo, rifilando 4-5 secondi al giro sin dalle prime tornate. La lotta è stata riservata alle due ibride nipponiche, con un grande stint di Alonso di notte che ha recuperato molto a Lopez dopo che Buemi si era visto rifilare un minuto di stop and go. Alle prime luci dell’alba Nakajima ha passato molto facilmente Kobayashi (a pensar male si fa sempre presto) e la #8 è andata indisturbata a vincere la corsa. L’unico momento di “panico” c’è stato a poco più di un’ora e mezza dal termine, con Kobayashi che non è rientrato ai box al momento giusto e percorrendo un giro in più (a 80 km/h) ha rischiato di restare senza carburante.

Il successo di Toyota allontana i fantasmi del passato e spezza la maledizione nipponica che sembrava non aver fine in questi ultimi anni alla Sarthe. La Rebellion non poteva far meglio del terzo e quarto posto, anche se 12 giri di ritardo sono forse troppi. Peccato per la SMP Racing, con entrambe le vetture ritirate per problemi di affidabilità (la #11) e per incidente (la #17), che si giocava il podio con le vetture elvetiche. Malissimo le Ginetta, ancora acerbe e ritirate assieme alle DragonSpeed e alle ByKolles, entrambe a causa di incidenti.

Poco da dire anche in classe LMP2, dove la superiorità della G-Drive Racing è stata imbarazzante. Pizzitola-Rusinov-Vergne sono stati inattaccabili, con quest’ultimo vero e proprio mattatore del team russo. Seconda e staccata di 2 giri l’Alpine #36 di Lapierre-Thiriet-Negrao, mai in grado di impensierire la vettura di testa. Il podio è completato dalla sorprendente vettura del team Graff #39 di Gommendy-Hirschi-Capillaire.

La classe GTE PRO ha visto una marcia trionfale delle Porsche 911 RSR. A dettare legge è stata la #92 di Christense-Estre-Vanthoor, che verso le 19 di ieri sera ha preso il comando senza mollarlo più per le restanti ore di gara. Troppo marcata la superiorità delle vetture di Weissach, anche se la #94 e la #93 sono state tagliate fuori dai giochi per problemi di affidabilità. La doppietta tedesca è stata completata dalla #91, quella partita in pole di Bruni-Makowiecki-Lietz. Anche in GTE AM la Porsche l’ha fatta da padrone, con la vittoria della vettura numero 77 di Campbell-Ried-Andlauer del team di Patrick Dempsey, letteralmente esploso di gioia a fine gara. La Ferrari ha salvato il salvabile con un doppio podio: seconda la #54 dello Spirit of Race con Castellacci-Fisichella-Flohr, terza la #85 del Keating Motorsport affidata a Bleekemolen-Stolz-Keating.