Dalle stelle alle stalle. Soprannominato in Giappone “l’imperatore” per aver salvato il Gruppo Nissan, Carlos Ghosn, amministratore delegato di Renault e alla guida dell’Alleanza con Nissan e Mitsubishi, è stato arrestato a Tokyo per frode fiscale. Lo stesso Ghosn, per anni, ha dichiarato di guadagnare, combinando i vari stipendi, fra i 10 e i 15 milioni di euro.

Una notizia scioccante e spiazzante. Per la Borsa, dove il titolo Renault ha chiuso in ribasso dell’8,43%, ma anche per la Francia (lo Stato è azionista di riferimento Renault con il 15%) con Emmanuel Macron – da sempre diffidente del manager franco-libanese-brasiliano contestandone già da ministro dell’Economia nel 2016 i lauti stipendi – che ha dichiarato come lo Stato resti “estremamente attento” all’evoluzione dello scandalo.

La vicenda è iniziata con la soffiata interna di un dipendente, che ha portato a un’inchiesta segreta a carico di Ghosn e di un altro dirigente, Greg Kelly, accusati di frode fiscale, deliberata sottostima dei propri compensi alla Borsa di Tokyo e utilizzo a fini personali di beni della società. Nissan ha convocato un Cda per cacciare Ghosn e lo stesso farà Mitsubishi, mentre Renault sembra volerlo confermare. L’a.d. di Nissan, Hiroto Saikawa, ha usato parole molto dure per il grande capo: “È un problema che così tanta autorità sia stata accordata a una sola persona”. Nonostante le rassicurazioni di Saikawa a mantenere integra l’Alleanza, non è da escludere qualche cambiamento: da tempo si vociferava che i giapponesi volessero ridefinire i termini del matrimonio e il momento potrebbe essere arrivato.