Le liberalizzazioni degli ultimi anni sul mercato della distribuzione di carburanti hanno modificato l’assetto del settore. La rete di distribuzione di carburanti in Italia, infatti, conta oggi circa 21.000 impianti. Rispetto al 2007, quando ce n’erano 22.239, è un calo generale del 5,6%.

Scendendo più nel dettaglio, sono fortemente diminuiti gli impianti convenzionati (-20,3%), vale a dire i distributori appartenenti a operatori indipendenti che espongono marchi delle compagnie petrolifere. In calo anche i cosiddetti “impianti sociali”, ovvero gli impianti di proprietà delle compagnie petrolifere (-13,5%), mentre sono notevolmente cresciuti gli impianti “no logo” (+183,3%), detti anche “pompe bianche”, cioè gli impianti che fanno capo a operatori indipendenti che espongono esclusivamente il proprio marchio.

pompe-bianche

Le liberalizzazioni hanno dunque modificato l’assetto concorrenziale del settore, promuovendo la crescita degli operatori “no logo”, ma tutto è dovuto anche a un processo di razionalizzazione che ha portato alla chiusura di 1.239 impianti tra il 2007 e il 2016.

Si tratta di ridurre l’elevato numero di distributori (l’Italia è il Paese con il maggior numero di distributori in Europa) chiudendo soprattutto gli impianti obsoleti o incompatibili sotto il profilo della sicurezza e riqualificare il sistema distributivo. Alla base della riduzione del numero delle stazioni di rifornimento, poi, c’è anche la necessità di ridare sostenibilità al settore.

Se da una parte, infatti, la capillarità del sistema rappresenta un vantaggio per gli automobilisti, dall’altra proprio il numero eccessivo delle stazioni di rifornimento grava sull’efficienza generale, generando forti diseconomie tra cui gli elevati prezzi alla pompa dei carburanti.