Dopo le polemiche dello scorso anno, la Fia ha deciso di cancellare la “regola Verstappen”, una norma introdotta nelle ultime gare della scorsa stagione per non consentire una particolare manovra tipica proprio dell’olandese della Red Bull, il quale tendeva a muoversi in frenata per chiudere la traiettoria al pilota alle sue spalle che cercava di sorpassarlo.

Il polverone più alto che si è sollevato nella scorsa stagione è quello relativo al Gran Premio del Messico, che ha visto protagonisti nella lotta per il podio Verstappen, il suo compagno di squadra Ricciardo e il ferrarista Vettel: il tedesco ha perso a tavolino la terza posizione finale per essersi mosso in frenata mentre veniva attaccato dall’australiano della Red Bull, che in quel momento montava gomme più fresche.

“La regola relativa ai duelli in pista è stata rivista e semplificata – ha esordito il direttore di gara Charlie Whiting –. Fino al Gran Premio di Abu Dhabi dello scorso anno, avevamo stabilito che qualsiasi movimento in frenata sarebbe finito sotto indagine e sarebbe stato, quindi, sanzionabile. Ora la regola è cambiata ed è molto più ampia, nel senso che sarà oggetto di verifica e investigazione ogni manovra ritenuta pericolosa nei confronti di un altro pilota, indipendentemente dal fatto che sia fatta in frenata oppure no”.

“Questa scelta è stata fatta perché tutti i team hanno chiesto che si svolgessero delle indagini soltanto in caso di manovre con effettivo pericolo per l’incolumità dei piloti – ha aggiunto Whiting – . Mercoledì abbiamo avuto un incontro con gli stewards, in cui abbiamo rivisto gli aspetti più controversi della scorsa stagione e abbiamo visto come sarebbero stati valutati secondo la nuova regola. Non voglio entrare nei dettagli, ma vi posso garantire che le cose sarebbero state giudicate in maniera diversa”.

“Abbiamo anche introdotto un sistema di archiviazione video, ovvero una banca dati grazie alla quale i commissari possono riguardare eventuali situazioni analoghe avvenute in passato e usarle come metro di paragone per il loro giudizio – ha concluso il responsabile della Fia -. Tutto questo nell’interesse dello sport, dello spettacolo e della sicurezza dei piloti”.