F1 GP Canada. Hamilton, inevitabilmente Hamilton. Bottas terzo ringrazia Raikkonen

Un altro monologo del campione del mondo in carica. Nico Rosberg secondo. Quinta doppietta stagionale della Mercedes. La Williams con Bottas intasca l'insperato terzo posto. Grande rimonta di Vettel: parte penultimo, arriva quinto.

f1 test barcellona lewis hamiltonTroppa monotonia per cercare, spigolando tra i tanti episodi che in verità hanno tentato di animare la gara, il fiammifero che avrebbe potuto dare fuoco all’interesse nel Gran Premio del Canada dominato dall’inizio alla fine da Lewis Hamilton che ha collezionato la quarta vittoria stagionale su sette gare e la 37ma in carriera mortificando il compagno-rivale costretto al secondo posto con 2″200 di distacco.

Può eccitare il popolo ferrarista la rimonta di Sebastian Vettel partito penultimo ed arrivato quinto, a 49″900, ma la circostanza, seppure di grande valore, rimane confinata nella recita che il regista canadese ha assegnato alle comparse che hanno avuto casomai il pregio di rendere meno uniforme il colore grigio fumé sparso per 70 giri dalla Mercedes che ha centrato la quinta doppietta stagionale.

Anche il regalo, che in verità di regalo non si tratta, che Kimi Raikkonen ha elargito all’incredulo connazionale Valtteri Bottas, può essere catalogato tra quelli previsti dalla casista della F.1 in relazione al rendimento di una gomma rispetto ad un’altra. Le soft, montate al 27mo  giro, sulla Ferrari del finlandese non hanno dato la resa che hanno mostrato sulla Rossa di Vettel (sosta all’ottavo giro) tant’è che Iceman appena rientrato in pista si è banalmente intraversato per mancanza di aderenza ed ha passato la mano del terzo posto a Bottas che ovviamente non ha rifiutato. Diamo a Kimi quel che è di Kimi il quale con le gomme supersoft montate al 41mo giro per arrivare fino alla fine al 43mo ha fatto il giro veloce in gara rimasto imbattutto con 1’16″987.

Anche la pregevole rimonta della Williams di Felipe Massa, partito anch’egli dai confini del mondo ed arrivato sesto, può essere circoscritta nella generale tipologia del contorno che non guasta mai a prescindere da come, quando e come viene inserito nel contesto agonistico. Come l’impegno di Pastor Maldonado che per un giorno ha messo da parte il camice dello sfaciacarrozze per indossare sulla Lotus lo smoking del signore che si gode dalla settima poltrona del parterre lo spettacolo del quale non poteva essere mai attore protagonista, orgoglioso per altro di essere stato l’ultimo ad arrivare al traguardo a pieni giri. Nico Hulkenberg ottavo con la Force India, Daniil Kvyat nono con la Red Bull e Romain Grosjean decimo con la Lotus sono i parenti poveri arrivati a tavola in ritardo e hanno dovuto accontentarsi di consumare i resti del ricco banchetto.

La McLaren dopo la boccata d’ossigeno nel Principato di Monaco è ritornata in stato comatoso con entrambi i piloti sconsolatamente ritirati, prima Fernando Alonso al 47mo giro, poi Jenson Button al 58mo dopo che il muretto aveva assicurato l’inglese che lo stesso problema dello spagnolo non sarebbe capitato a lui. Il danno e la beffa.

Se guardiamo il Gran Premio del Canada dal punto di vista della Ferrari, che ha goduto per la prima volta della presenza del superpresidente Sergio Marchionne, dobbiamo avere l’onestà di ammettere che è ancora troppo lontana dalla Mercedes. Non ci sono alibi. E continuare ad accontentarsi di quel che passa il convento di Stoccarda per consolidare la posizione di seconda forza del campionato. Che senso ha chiedersi cosa avrebbe potuto fare Vettel se non fosse partito dal fondo della griglia. Bisognava evitare sabato che il tedesco non finisse laggiù. Che senso ha mettere in dubbio l’impegno di Raikkonen incolpevole di fronte ad un treno di gomme che sulla sua Ferrari non sono subito entrate in temperatura. Come dice Arrivabene? Testa bassa e lavorate.