Chissà se nell’attuale, drammatica condizione in cui si trova, Michael Schumacher riesce, talvolta, a scorrere il libro della memoria soffermandosi sul capitolo dei trionfi più belli da pilota e campionissimo. Se ciò non dovesse essere possibile, almeno per una volta tentiamo di farlo noi per lui, affinché possa avere l’opportunità di provare ancora un’emozione forte che gli dia energia vitale e speranza in questo momento di grande difficoltà.

Perché è impossibile dimenticare quanto abbia fatto sulle piste di tutto il mondo né l’odierno dramma del suo presente.

Ambizione, determinazione, ferrea volontà e grinta. Sono stati e sono gli elementi distintivi dell’uomo Schumacher, che ha riversato nella carriera automobilistica elevandosi ai livelli più alti di qualsiasi driver di F1, almeno sul piano dei risultati. Un combattente di razza, mai domo e mentalmente solidissimo anche nei momenti in cui lo scoramento avrebbe steso al tappeto chiunque.

E allora quale scenario vincente si materializzerebbe provando ad abbinare queste tessere del mosaico Schumacher ad uno dei suoi 91 successi per identificare la vittoria che, probabilmente più di ogni altra, lo rappresenta? Tentiamoci.

Ed ecco che, dopo qualche minuto, la mente ferma il libro della memoria alla voce “Trionfi” su una data, il 16 agosto 1998 e sull’ambientazione inconfondibile di una pista-budello di un Paese dell’Est, ovvero l’Hungaroring, sede del Gp d’Ungheria. In quel momento della storia della F1 Michael è ancora in lotta per il mondiale in una fase cruciale del Campionato, nonostante l’evidente superiorità del binomio McLaren-Mercedes, che infatti non fa sconti fin dalle prove con il duo Hakkinen-Coulthard in prima fila.

Ma Schumi non è molto lontano, subito alle loro spalle a poco più di tre centesimi. Però superare su quel circuito angusto e ricco di curve senza un rettilineo degno di tale nome è quasi impossibile, a meno che non si abbia un abile stratega ai box e un pilota che riesca a mettere in pratica ogni sua invenzione geniale. In quel momento la Ferrari ha entrambi.

Il primo si chiama Ross Brawn, il secondo è ovviamente Schumacher ma ci sono avversari tosti e con la vettura migliore. E la prima parte della gara non lascia molto spazio all’invenzione. Come previsto, le due Frecce d’Argento volano subito al comando ma il ferrarista non perde contatto. È l’unico che tenacemente riesce a tenere il ritmo dei due lì davanti. Poi inizia la girandola dei pit-stop. Ferrari e McLaren hanno la stessa strategia: due soste.

Dopo la prima fermata, però, Schumacher uscendo si ritrova dietro il “tappo” Villeneuve, nettamente più lento. Su una pista “normale” si potrebbe superare agevolmente mentre su questo tracciato no e Schumi perde tanto tempo scalpitando alle sue spalle mentre Hakkinen e Coulthard s’involano. Per la Ferrari, a quel punto, l’unico risultato possibile sembra il terzo posto ma è proprio questo imprevisto che fa accendere il genio di Brawn in casa della Rossa.

Visti i secondi persi e l’impossibilità di acchiappare il duo McLaren a parità di soste ai box, il tecnico inglese prende una decisione in stile “O la va o la spacca”. Cambia improvvisamente la strategia di Schumacher: tre soste invece di due per consentirgli di viaggiare molto più veloce con minor carburante e annullare tutto lo svantaggio del pit-stop in più al fine di tentare poi l’assalto al primo posto.

Potrebbe funzionare, ma per pensare di vincere con questa idea devi avere un pilota rapidissimo ad ogni giro, costante, concentrato e che non commetta il minimo errore, altrimenti se manca uno solo di questi aspetti va tutto all’aria. In pratica occorre la perfezione. È una mossa quasi disperata, forse l’unica possibile che solo un campione assoluto come Schumacher può trasformare in realtà.

Sa bene che deve spingere come un forsennato a testa bassa rimboccandosi le maniche senza pensare ad altro, per poi tirare le somme alla fine. E così fa. Al secondo pit Brawn lo fa ripartire con poca benzina e subito aggredisce rabbiosamente i cordoli, sfruttando ogni centimetro della pista per guadagnare sulle McLaren.

È uno spettacolo vederlo correre così in quanto condensa furore agonistico, tecnica, stile e rischio calcolato.

Inanella giri veloci a ripetizione a ritmo da qualifica. Ormai ha preso la sua andatura ed è inarrestabile, tanto che non viene neppure fermato da un leggero fuori pista all’ultima curva nella foga di recuperare. Ad uno ad uno i due piloti delle “invincibili” McLaren alzano bandiera bianca. Prima Coulthard e poi Hakkinen, infatti, al termine degli ultimi rispettivi cambi gomme e rifornimento sono travolti dall’uragano Schumacher che li salta di slancio. Accumula fino a 7″ di vantaggio sul finlandese, che addirittura accusa anche problemi al cambio e dovrà cedere la seconda posizione a Coulthard.

Sugli spalti si respira un clima di esaltazione. Trombe, bandiere e fumogeni impazzano sulle tribune e, a casa davanti alla tv, gli spettatori sono increduli ma nello stesso tempo si esaltano, consapevoli di assistere a una grandissima impresa. Al 62° giro il tedesco effettua l’ultima, velocissima sosta, quella decisiva. Se esce davanti a Coulthard è fatta. I meccanici lo rimandano in pista dopo 7″7, quanto basta per precedere nettamente lo scozzese di 4″, mentre dietro Hakkinen, in panne con il cambio, perde posizioni inesorabilmente e viene addirittura doppiato dallo stesso Schumacher, che intanto si mangia gli ultimi 15 giri e trionfa a braccia alzate con quasi 10″ di margine su Coulthard.

Ha costruito qualcosa di eccezionale. Lo ricordi quel giorno fantastico, vero Michael?

Del resto, come dimenticarlo. Hai dato ulteriore prova del tuo immenso valore di pilota ma soprattutto di una grande voglia di vincere. Adesso, devi invece usare tutta la grande voglia di vivere che hai dentro per realizzare la tua opera più grande.

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Alessandro Crupi
Reggino purosangue, è rimasto folgorato dalla F1 quando aveva 10 anni. Da quel momento è diventato il suo sport preferito sostituendo il calcio. Ama le vicende agonistiche che hanno caratterizzato la storia dell'automobilismo. Oltre alle quattro ruote è appassionato di astronomia, antropologia e colleziona conchiglie.