Dopo un 2017 in cui i consumi di asfalto si sono confermati al minimo storico, nei primi 5 mesi del 2018 gli indicatori sono peggiorati, e tutto ciò ci fa capire quanto poco si lavori per rimettere in sesto le strade italiane. A essere più a rischio sono le arterie comunali, dove le amministrazioni locali stanno correndo ai ripari moltiplicando le limitazioni alla circolazione e diminuendo i limiti di velocità. La fotografia di una rete stradale ridotta a un vero e proprio colabrodo emerge dalla nuova analisi trimestrale effettuata dall’Associazione Siteb (Strade italiane e bitumi).

Eppure, proprio in questi mesi sarebbero dovuti partire i lavori, negli ultimi anni rinviati, soprattutto in diverse aree metropolitane del nostro Paese, in cui sempre più strade mettono a rischio ogni giorno l’incolumità di automobilisti, motociclisti e pedoni. “Sembra quasisi sia diffuso ormai in molte amministrazioni un senso di assuefazione e impotenza nei confronti di strade ammalorate e buche – commenta Michele Turrini, presidente del Siteb –, con una doppia beffa per i cittadini: da una parte sono obbligati a convivere con una viabilità sempre più da bollino rosso, dall’altra, proprio a causa di questi pericoli, sono tenuti a percorrere arterie cittadine anche sotto i 30 km/h. L’empasse è totale”.

Il bollettino elaborato periodicamente dall’Associazione evidenzia come a causa del costante blocco dei lavori di manutenzione, oggi occorrerebbero oltre 42 miliardi di euro per rimettere in sesto le nostre strade, ripristinando, dove necessario, anche gli strati più profondi della sovrastruttura stradale.