Ancora una volta un risultato positivo per il mercato italiano dell’auto. Secondo i dati diffusi oggi dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, infatti, a febbraio sono state immatricolate 183.777 autovetture, che rispetto allo stesso mese del 2016 significano una crescita del 6,2%.

Sul fronte delle alimentazioni, in crescita del 5,7% e del 4,9% le immatricolazioni rispettivamente di diesel e benzina. Prosegue il forte calo del metano, che riduce del 45,3% i volumi e si porta a una quota di mercato di appena l’1,4%, mentre segnano un’ottima crescita le auto a Gpl (+23%) e ancor più le ibride (+49,2%).

Una buona crescita caratterizza tutti i segmenti, ad eccezione dell’alto di gamma (-3,7%) e delle utilitarie (+1,4%). Inarrestabile l’incremento dei crossover (+24,2%), mentre rallentano monovolume, station wagon e sportive. Venendo invece ai brand nostrani, nel complesso, totalizzano a febbraio 54.001 immatricolazioni (+7,1%) e portano la propria quota di mercato dal 29,1% di un anno fa al 29,4% di oggi.

I marchi di Fca (escludendo Ferrari e Maserati) totalizzano 53.690 immatricolazioni (+6,9%) e un andamento positivo generale, tra cui spicca la crescita a doppia cifra di Alfa Romeo (+22,9%) a cui si affianca l’ottima performance di Maserati (+115,6%). In crescita anche Lamborghini (+50%).

Cinque i modelli italiani nella Top Ten delle più vendute a febbraio, con la Fiat Panda sempre in testa (15.903 unità), seguita da Lancia Ypsilon (7.193) e Fiat 500L (5.616), che conquista ben cinque posizioni rispetto alla classifica del mese scorso. Al quarto posto troviamo la Fiat 500 (7.740), al settimo la 500X (4.476).

Se i dati si possono leggere in modo positivo, c’è però chi lancia un avvertimento. È Filippo Pavan Bernacchi, presidente di Federauto, l’associazione che rappresenta i concessionari di tutti i brand commercializzati in Italia: “A febbraio è stato battuto un record. Nell’ultimo giorno del mese sono state fatte quasi 50.000 immatricolazioni. Tutto normale o cartina di tornasole di enormi forzature fatte a suon di auto-immatricolazioni e altro?”.

“Purtroppo la domanda appare retorica – prosegue Pavan Bernacchi -. Ma siamo sicuri che queste forzature siano la strada giusta per il comparto automotive in Italia? Noi riteniamo di no. E se non si pone attenzione il fenomeno così ampliato potrebbe diventare, se già non lo è, una patologia più che un’opportunità”.

Secondo il centro studi Federauto, che si avvale di una vasta campionatura di concessionari rappresentativi di tutto il territorio nazionale, infatti, il fenomeno delle kilometri zero ha avuto un ruolo centrale nel determinare il risultato positivo di febbraio.