Dopo aver assunto il controllo di Mitsubishi a un prezzo da “black friday” grazie all’ammissione dei Tre Diamanti di aver manomesso i dati sulle emissioni di alcuni modelli, Nissan si trova adesso a fare i conti con la Corea del Sud, dove ha perso la causa contro il ministero dell’ambiente che l’accusava di aver utilizzato “sistemi illegali” su Qashqai.

Secondo quanto riporta la Reuters, la Corte di Seul, nella sentenza con la quale ha rigettato il ricorso, ha spiegato che “è ragionevole ritenere che il veicolo abbia ottenuto l’omologazione con sistemi falsi o illegali”.

Le autorità coreane avevano già multato Nissan, imponendole il richiamo di 814 Qashqai venduti tra novembre 2015 e maggio 2016 e imponendo la sospensione della commercializzazione anche della Infiniti Q50 (Infiniti è il brand premium della Casa giapponese). Il divieto di vendita era già scattato anche per alcune vetture del Gruppo Volkswagen e più recentemente anche per Bmw X5 M e tre modelli Porsche.

Con un’indagine voluta dal ministero coreano in seguito all’esplosione del dieselgate Volkswagen sono state verificate le emissioni di venti modelli con motore a gasolio nel ciclo reale. Dall’indagine è emerso un meccanismo sospetto: l’Egr (Exaust Gas Recirculation) di Nissan Qashqai si disattivava quando il motore (diesel 1.6 di produzione Renault) raggiungeva i 35 gradi C°, con conseguente aumento dei valori di NOx.

La “questione termica” è motivo di dibattito anche in diversi Paesi europei: la normativa la prevede a tutela del motore, ma probabilmente è stata sfruttata in modo eccessivo dai costruttori. Malgrado il crossover giapponese sia stato esaminato, per le stesse ragioni, anche da commissioni indipendenti di altri Paesi, solo la Corea del Sud ha rilevato irregolarità.

Nissan ha sempre respinto ogni accusa e ha continuato a ribadire la propria posizione, dichiarando di “aver rispettato tutte le normative esistenti” e di “non aver impiegato alcun ingiustificata e arbitraria impostazione né un sistema illegale”.