Il tempo di ricarica delle batterie è uno dei maggiori limiti alla diffusione su larga scala delle auto elettriche. Negli ultimi anni si è registrato un forte incremento delle prestazioni e oggi l’autonomia di un’elettrica può arrivare a centinaia di chilometri, ma la ricarica richiede ancora tempi piuttosto lunghi, durante i quali il veicolo deve stare fermo e collegato a una sorgente di ricarica. Se per la guida in città possono quindi non esserci problemi, in caso di lunghi viaggi è necessario fermarsi più volte durante il tragitto.

Una possibile soluzione al problema è quella sviluppata dal Politecnico di Torino all’interno del progetto Fabric (Feasibility analysis and development of on-road charging solutions for future electric vehicles, finanziato dal VII Programma Quadro e coordinato dall’Institute of Communication and Computer Systems ICCS di Atene). Il progetto è stato condotto da un consorzio di 25 partner di 9 Paesi europei, tra cui il dipartimento Energia del Politecnico di Torino con i professori Paolo Guglielmi ed Ezio Spessa, e sta studiando il modo in cui le auto potrebbero ricaricarsi mentre viaggiano su autostrade attrezzate con sistemi che consentono la ricarica wireless mentre il veicolo è in movimento. Un sistema che consentirebbe anche di ridurre in prospettiva volume e capacità delle batterie, immaginando una rete sufficiente di strade e autostrade attrezzata per la ricarica durante la guida.

Il sistema del Politecnico è stato testato in un circuito di prova a Susa, in provincia di Torino, al centro Guida Sicura MotorOasi PiemonteIl prototipo si basa sulla cosiddetta tecnologia inductive power transfer (IPT), ovvero trasmissione induttiva di energia elettrica tramite l’utilizzo di induttori risonanti, che funzionano grazie a un principio molto simile a quello che permette di cucinare sulle piastre a induzione. In questo modo, non è necessario effettuare la ricarica a veicolo fermo, durante una sosta e in modo prolungato, ma tranquillamente durante la guida.

L’unità base di un sistema IPT per applicazioni automotive è costituita da una bobina fissa che funge da trasmettitore, posta al di sotto del manto stradale, e una bobina installata a bordo del veicolo che fa da ricevitore. Nel circuito di Susa sono state installate 50 bobine trasmittenti, capaci di inviare energia a un ricevitore posizionato a bordo di un veicolo commerciale leggero. Lo sviluppo di questi sistemi rappresenta quindi una sfida stimolante per il mondo dell’auto e potrebbe rappresentare una svolta decisiva per la diffusione definitiva della mobilità elettrica.