Giovani, carini e con tanta voglia di fare. Soprattutto, desiderosi di imprimere un cambiamento in un territorio sempre più arido che spinge troppi giovani a lasciarsi tutto alle spalle e tentare fortuna altrove. Sono i ragazzi di “Sic – Stretto In Carena”, il team di studenti dell’Università di Messina che sta partecipando alla VI edizione della competizione internazionale “MotoStudent”, la sfida fra team di studenti di tutto il mondo impegnati nella progettazione, nello sviluppo e nella produzione di un prototipo di moto da corsa che sarà valutato e testato sul circuito FIM di Aragón nel 2020.

L’unico team del Meridione

Il team dell’Università di Messina è l’unico del Sud Italia a partecipare alla VI edizione di MotoStudent. Una sfida nella sfida. “Essere l’unico team del Meridione ci rende orgogliosi – spiega Dario Milone, team leader di Stretto In Carena – perché ci darà l’opportunità di dimostrare che al Sud non si parla solo di mafia, corruzione, cattiva amministrazione del territorio e altre note negative. Il nostro compito e quello di mostrare che anche al Sud si può creare il prototipo di un’azienda invincibile, formata dalla collaborazione dei suoi partecipanti e dall’aiuto del territorio. Ad oggi, purtroppo, riscontriamo un territorio arido di speranze con poche risorse da cedere e mancanza di fiducia nel prossimo. La difficoltà più grande è poter contare al 100% sul circondario aziendale, ma con la nostra passione e dedizione riaccenderemo la speranza in una realtà che ormai non crede più nei suoi mezzi”.

Passione e dedizione, dunque, i motivi che hanno spinto questo giovane gruppo di universitari a partecipare a un progetto internazionale molto impegnativo, che può dare lustro e ampia visibilità all’università e alla città di Messina. “L’idea di partecipare a MotoStudent è nata nell’estate del 2017 con la voglia di portare avanti le ormai sottovalutate conoscenze in ambito ingegneristico dei ragazzi messinesi – ha aggiunto il team leader –. Il tutto nasce anche con la voglia di riportare in auge il nome di un’università e una città ormai dilaniate dalla continua emigrazione verso il Nord di risorse umane fondamentali per il nostro territorio”.

La mancanza di supporto da parte del territorio, però, non ha scoraggiato il team di Stretto In Carena. Anzi, se possibile, ha dato una spinta in più. “Essendo un’organizzazione universitaria disponiamo di risorse e strumenti limitati – ha aggiunto Dario –, per questo per essere competitivi con gli altri partecipanti, che in molti casi godono di sostegno maggiore, dobbiamo ricorrere, oltre alle conoscenze che acquisiamo sui libri, anche alla fantasia e all’intraprendenza. Finora siamo riusciti a finanziarci prevalentemente attraverso due canali: contributo da parte dei componenti del team e raccolta fondi attraverso la partecipazione o promozione di eventi”.

Una vera azienda per una vera moto

La MotoStudent International Competition prevede due categorie: Petrol (motore a combustione interna) ed Electric (sistema di propulsione 100% green). Il team di Stretto In Carena partecipa nella prima e Davide Zaccone, responsabile veicolo, spiega così il perché di questa scelta: “Abbiamo iniziato questo percorso portati avanti da una forte passione nei riguardi della meccanica calda. Non potevamo che iniziare l’avventura con questa categoria, ma nulla esclude un futuro prototipo elettrico, che sicuramente rappresenta il futuro motoristico mondiale, anche se è difficile non amare il rombo di un motore al limitatore”.

L’approccio alla progettazione e allo sviluppo del prototipo di moto da corsa è da vera azienda. Basti dire che il team si compone di 52 ragazzi, provenienti da vari dipartimenti dell’Università di Messina, suddivisi in 10 gruppi (fra tecnici e commerciali) che lavorano sotto la supervisione del prof. Giacomo Risitano ad ogni singolo aspetto progettuale e comunicativo che la difficile competizione internazionale MotoStudent prevede. “Uno degli aspetti fondamentali di qualsiasi gruppo di lavoro è l’organizzazione – spiega Giulia Puliafito, responsabile commerciale di Stretto In Carena –. In poco tempo si è formato un team di 50 ragazzi che collabora per raggiungere il medesimo obiettivo, ciascuno mettendo a disposizione le proprie competenze e conoscenze in relazione ai diversi ambiti di studio. Abbiamo creato progressivamente una struttura aziendale che ricalca un’organizzazione piramidale: la
 ripartizione di ruoli, di responsabilità, il rispetto di ritmi e di scadenze, il tutto scandito dal responsabile di settore. 
Il principale vantaggio di queste strutture è la possibilità di raggiungere una maggiore efficienza ed efficacia in ciascuna funzione e quindi nel risultato finale”.

Il risultato finale lo vedremo ufficialmente in azione nel 2020, rombante e pronto alla sfida sul circuito di Aragòn contro decine di prototipi realizzati da università provenienti da tutto il mondo. “Sicuramente la voglia di riscattare le nostre origini è un punto molto importante che ci differenzia dagli altri team, in quanto proveniamo da una condizione territoriale molto svantaggiata in ambito industriale – conclude il responsabile veicolo, Davide Zaccone –. Ciò ci porterà ad avere un approccio altamente tecnico, volto a migliorare e sviluppare ogni singolo aspetto del motoveicolo, dove i punti di forza saranno concentrati nell’aerodinamica con prove in galleria del vento, in ambito powertrain con un’elettronica smart totalmente sviluppata da noi e dove l’analisi fluidodinamica dell’impianto di alimentazione sarà padrona”.